Caro Leo Messi,
da quel rigore rigore spedito fuori sono passate giusto qualche manciata di ore. La ferita è ancora viva. Mi piace immaginarti con un valoroso combattente che vede la propria fazione perire, e la propria città passare sotto il comando di un altro popolo.
Il popolo che ti ha sconfitto questa notte non è stato quello cileno. Nessun vincitore si sognerebbe di infierire su un avversario sconfitto, specie se questa, per fortuna, non è una guerra ma una "semplice" finale di Copa America.
Ma se il popolo cileno acclama i propri vincitori e si concentra solo su di essi, è pazzesco come tutto il resto del mondo abbia deciso di accendere un riflettore ancora più luminoso e potente su di te.
Quello scenario di battaglia ora è un palco sul quale ci sei te, con una grande tenda di scena alle spalle chiusa per isolarti ed un forte occhio di bue che punta dritto verso la tua figura, impedendoti di guardare negli occhi chi in questo ore ha deciso di dire la propria, su di te.
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lunedì 27 giugno 2016
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