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giovedì 22 settembre 2016

Ritratti - My Ronaldo

Stavolta non è come tutte le altre volte. Stavolta niente forma, niente stile. Stavolta parla il cuore.

Ho un ricordo vago, come tutti, dei primi anni della mia infanzia. I primi ricordi nitidi risalgono a quando avevo 5 anni. Poi è tutto un qua e la di istanti di vita. Non saprei contestualizzare i frame che conservo in memoria.

Ma c'è uno di questi frame che ricordo con un pelo di nitidà in più rispetto agli altri.

E' domenica. E io so che è domenica per il fatto che mia madre mi sta strillando da quando sono sveglio che devo spegnere la tv che ho acceso e filare in bagno a lavarmi.

La domenica di quegli anni ha un colore diverso rispetto a tutti gli altri giorni della settimana. Se c'è sole, sembra che ce ne sia di più e la luce è più forte rispetto alla normalità. Se invece il tempo è brutto ci sono solo nuvole ma niente pioggia. Perchè è domenica e la domenica non piove.

Io sono in sala seduto come sempre sul tappeto. Ci sarebbero divani e sedie ma il fresco delle mattonelle mediato dal tappeto mi piace da morire. "Toro seduto" mi chiamava mio padre. Lo ha fatto fino all'ultima volta che l'ho incontrato. Già perchè quasi sempre, anche ora, ho il vizio di sedermi con le gambe incrociate sul piano di seduta. Non ho mai realmente indagato sullo stile di seduta del vero Toro seduto. Ma questa è un'altra storia.

Sto guardando la tv dal mio posto preferito. Una di quelle mega-tv a tubo catodico tanto di moda negli anni '80, spesso acquistate come primo arredamento post-matrimonio e conservate gelosamente dagli sposini per decenni. 

TMC aka TeleMonteCarlo è praticamente il mio canale preferito della Domenica. Da quando ho scoperto il Televideo non vado più a tentativi ma a colpo sicuro. Ogni Domenica alle 10 va in onda una partita di calcio. Non saprei dirvi se in diretta o in differita ma non importa. La Domenica per me è quella cosa lì. Alzarmi, andare dritto in sala dato che non ho mai fatto colazione, e guardare quella partita.

C'è un personaggio che vedo quasi tutte le domeniche. Me ne sono innamorato. E' un fulmine. Va a destra poi sinistra poi destra e la palla sembra restargli incollata al pallone. Io non so nulla di squadre e continuerò a non sapere nulla per anni. Ma "tifo" quel giocatore lì. 

La qualità del segnale tv è quella che è. O almeno credo che sia quello il motivo delle immagini un po' sgranate che TMC mi propone. Scoprirò qualche tempo dopo che in realtà quelle cassette erano state acquistate usate da TMC e che quella partita trasmessa la domenica mattina era una sorta di highlights carriera dei più grandi giocatori dell'era contemporanea. Quello che tifo io è un giovane dalle grandi prospettive. O almeno questo suggeriscono gli elastici con i quali supera ogni singolo uomo che gli si propina davanti.

Ha fatto bene in Olanda ed il telecronista insiste su questo. Ricordo l'Olanda perchè qualche tempo dopo, TMC iniziò a trasmettere davvero le partite del campionato olandese ed i colori di quei match mi sembrano gli stessi dei fotogrammi che vi sto raccontando.

Poi però non è più mattina in tv, ma è sera. E questo giovanotto indossa una maglietta a strisce verticali blu e granata. E' il Barcellona.

Non potevo saperlo ne mai avrei potuto immaginarlo che il soggetto che avrebbe rubato la mia attenzione in quelle mattine domenicali trascorse a guardare la tv in posizione di toro seduto, con il telecomando in mano e la risposta "5 minuti e vado" sempre pronta per controbattere alle urla di mia madre, si chiamasse Ronaldo.

Oggi Ronaldo compie 40 anni. E nel giorno del suo compleanno, destino assurdo, l'Inter presenta un altro attaccante brasiliano promettente.

Chissà che da qualche parte nel mondo non ci sia un altro bambino che la Domenica la trascorrerà davanti ad una tv a guardare le gesta del nuovo attaccante dell'Inter così come io ormai 20 anni fa, guardavo quelle di Nazario da Lima.

Auguri Ronaldo. Aaaaah fly........




venerdì 16 settembre 2016

Frank de Boer - Un tecnico inadatto al comando

La lista di attenuanti che si potrebbero concedere a Frank de Boer per questo inizio di stagione è lunga più o meno come l'elenco dei Brambilla sulle Pagine Bianche.

Ma difronte alla sconfitta di ieri sera contro gli israeliani dell'Hapoel Beer Sheva, non ci sono attenuanti che reggano.

L'Inter è da sempre un casotto. Dalle mie parti, con il termine "casotto" si indica la cabina presa in affitto allo stabilimento balneare nel periodo estivo, nella quale alla rinfusa si conservano un po' di cose per il mare. Sandali, gonfiabili, creme etc. Ecco l'Inter è questo: pochi difensori, pochi centrocampisti buoni ed una miriade di ali ed attaccanti tanto che quando vedi Palacio titolare ti scatta in mente un sol pensiero: "Palacio? Aaaah Palacio..Te lo ricordi Palacio?". No.

Il punto è che a comandare questo gruppo di giocatori c'è un uomo che su quella panchina non dovrebbe esserci.

Per quanti non la conoscessero, la carriera da allenatore di Frank de Boer è fatta di "alti" (che faccio fatica a considerare tali) e bassi (tanti). 4 campionati olandesi vinti ed 1 supercoppa d'Olanda in 6 anni circa di esperienza da allenatore non devono fuorviare le teste dei più. L'Eredivise è un campionato atipico.

Ogni anno l'Ajax dovrebbe dominarlo e quasi sempre va a finire così. Quando non ci riesce è perchè si verificano la combinazione di 2 eventi: 1) la nuova generazione di giovani dell'Ajax è un po' meno forte del solito 2) PSV o Feyenoord hanno in rosa dei giovani migliori.

Frank de Boer, che secondo i suoi estimatori nel calcio olandese avrebbe dimostrato di essere pronto per la panchina di una "big" del calcio che conta, è riuscito in quelle condizioni a vincere 4 campionati. Ma dalla stagione sportiva 2013-14, il campionato è sempre affare d'altri. 

Le esperienze europee di de Boer invece, sono un continuo disastro. Il suo Ajax è stato costantemente eliminato da preliminari di Champions, gironi di Champions, gironi di Europa League e sedicesimi della stessa competizione. de Boer non ha mai trovato la quadratura del cerchio in Europa, segnale di come l'esperienza del calcio olandese, "zemaniano" come squilibrio tra fase offensiva e fase difensiva, non costituisce il giusto passaporto per sbarcare su altri palcoscenici e dire la propria.

Nonostante una carriera non proprio brillante in un campionato mediocre e le scoppole rimediate in Europa, de Boer sbarca a Milano, sponda Inter portando con se.... il nulla.

L'emblema del match di ieri sera sono 90' trascorsi seduto in panchina in silenzio.

Se fossi un tifoso interista ed avessi la possibilità di porre 1 solo quesito al tecnico chiederei proprio questo: Frank perchè sei stato seduto in panchina per 90' senza mai alzarti per comunicare qualcosa alla squadra?

Sia che crediate che l'allenatore incida poco sui risultati sportivi di una squadra, sia che crediate l'esatto contrario, è indubbio che dall'area che delle panchine l'allenatore possa costituire un valore aggiunto per la squadra. Indicare le marcature, segnalare un'uomo libero nello sviluppo del gioco, indicare una linea di passaggio, uno schema su rimessa, una disposizione in campo particolare, il pressing sul gioco avversario sono tutti esempi di situazioni di match in cui l'allenatore può effettivamente intervenire per migliorare la prestazione della propria squadra.

Conte negli ultimi anni è stato l'emblema di tutto ciò con 95' di costanti indicazioni ai suoi giocatori prima bianconeri, poi azzurri d'Italia ed ora blues. Ma senza voler scomodare l'Antonio nazionale, provate a pensare cosa sarebbe il Sassuolo senza Eusebio Di Francesco in panchina. Se la risposta che vi sovviene è "un'orchestra senza il suo direttore" siete sulla strada giusta.



A de Boer invece tutto ciò non piace. Non basta nemmeno il vantaggio israeliano per scuotere il suo animo e quella posizione assunta sulla panchina che per un po' mi ha fatto pensare che quella inquadrata fosse una replica di cera dell'allenatore interista, piazzata a favor di camera per non dover inquadrare un tecnico alle prese con vere e proprie minacce nei confronti della sua squadra con la speranza che queste potessero servire a raddrizzare il match. E invece no. Quello inquadrato, con l'indice sotto il naso a far non si sa bene cosa era proprio Frank. Il vecchio Frank.

L'Inter è sotto in un match che non può sbagliare perchè in Europa League almeno fino a Gennaio non potrà disporre dei nuovi acquisti e quindi serve mettere da subito fieno in cascina? A Frank non interessa.

L'Inter è sotto in questo match con in campo una squadra molto rimaneggiata che avrebbe tanto bisogno di essere guidata per sopperire alla mancanza di minuti giocati assieme? A Frank non interessa.

L'Inter avrebbe bisogno di un piano tattico per mettere assieme una manovra che abbia un minimo di decenza e che non si infranga contro gli israeliani che ormai capiscono prima degli interisti dove sarà lanciato il pallone? A Frank non interessa.

Anzi no. Frank ordina un cambio. Candreva sveste la tuta, Frank gli si avvicina e gli comunica il piano: "tirate da fuori". E allora scusa...



Caro Frank non sei il primo e non sarai l'ultimo di una serie di allenatori ex-giocatori che sfruttano il proprio passato per accedere direttamente alle panchine che contano saltando la vera gavetta. Quella delle serie minori, dove il valore di un tecnico viene fuori e fa la differenza in campionati in cui quasi mai ci sono squilibri evidenti tra 20 rose in corsa per una promozione. Quella delle piccole squadre che come obiettivo hanno i 40 punti, in cui devi costruire prima una fase difensiva solida e poi tutto il resto. Quella gavetta che ti consente dopo anni di dire che forse forse qualcosa di quel calcio l'hai imparata.

Caro Frank, in questo momento, non sei adatto all'Inter perchè la fase difensiva olandese, non è la fase difensiva italiana. 

Caro Frank non sei adatto all'Inter perchè in olanda il contropiede è una legge di stato, mentre in Italia le difese schierate sono garantite per Costituzione. 

Caro Frank non sei adatto all'Inter perchè in quella torre di Babele fatta di decine di nazionalità diverse, l'unico fil rouge in grado di tenere tutti assieme potrebbe essere proprio l'italiano che ancora non conosci. 

Caro Frank non sei adatto all'Inter perchè l'amalgama di nuovi giocatori e moduli di gioco si crea anche durante le partite chiamando dalla panchina tutto ciò che ho elencato su ma a te sembra non interessare. 

Caro Frank non sei adatto all'Inter perchè nonostante ci sia la Juventus nel prossimo turno di campionato, le coppe per quest'Inter sono fondamentali e te con le coppe non vai tanto d'accordo.

Caro Frank, se puoi batti un colpo. E se vorrai andar via per far spazio a qualcuno che il calcio italiano lo conosce meglio verrò a riconoscerti l'onore delle armi.






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