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mercoledì 14 giugno 2017

Inter - Dalle parole di Spalletti alle opzioni di mercato

Nella conferenza stampa di presentazione, Luciano Spalletti è stato molto chiaro. Più di quanto non lo fu Pioli che, va ricordato, fu acclamato da stampa e tifosi proprio per la sua voglia di normalizzare l'ambiente.

Il neo tecnico dell'Inter ha indicato dal punto di vista tattico quello che secondo lui sarà il piano tattico della prossima stagione: il 4231.

Nel tentativo di proporre questo modulo tattico, Pioli incappò in lacune a livello di interpreti non indifferenti. La scelta dei 2 terzini era una scelta quasi sempre dettata dalla logica del meno peggio e nessuno degli interpreti in rosa è mai riuscito a proporre affidabilità e qualità. L'arrivo di Gagliardini fu cruciale in quanto con l'arretramento sulla linea difensiva di Medel, l'Inter si ritrovava con 1 solo elemento di interdizione che di nome fa Geoffrey, di cognome fa Kondogbia ed il soprannome potete sceglierlo voi.

Al 14 di Giugno l'Inter di Spalletti può contare ancora sugli stessi effettivi, anche se il mercato è appena iniziato ed è evidente che in questo momento l'Inter voglia investire del tempo per trovare la quadra tattica su carta, prima di investire i danari necessari per eventuali acquisti.
Ma a questo punto, alla luce delle indicazioni di Spalletti, cosa serve all'Inter?

Difesa: fatto salvo Miranda (e Medel qualora anche per Spalletti il cileno dovesse rivelarsi più adatto a quel ruolo piuttosto che all'interdizione davanti alla linea difensiva) il resto degli effettivi potrebbe venir utile solo per incassare qualche milione o liberare l'Inter da qualche ingaggio.

Parliamoci chiaro: Spalletti è riuscito a riproporre Fazio a livello internazionale quando sembrava che la sua carriera stesse ripercorrendo i passi di un Andrea Ranocchia qualsiasi, e dunque l'idea di rilanciare l'ex capitano nerazzurro potrebbe essere valida, ma al momento forse sarebbe meglio liberarsi dei 5 milioni lordi di ingaggio e chissà, magari incassando qualche milioncino qua e la da qualche suo nuovo estimatore acquisito nella seconda parte di stagione passata nelle fila dell'Hull City.

Murillo, bocciato a più riprese dal campo e dagli allenatori che si sono succeduti sulla panchina nerazzurra nello scorso anno, potrebbe generare la plusvalenza di cui l'Inter ha bisogno e se nelle prossime ore il suo cellulare dovesse squillare, probabilmente capirebbe dalle parole di Sabatini che l'Inter è riuscito a piazzarlo e che dunque è tempo di far le valigie.

I Nagatomo (a cui Spalletti fa riferimento in conferenza stampa, rispondendo ad una giornalista giapponese in maniera molto simpatica), Santon, D'Ambrosio e perfino lo stesso Ansaldi, potrebbero partire se vi fossero richieste.

Dunque l'Inter ha bisogno di almeno 2 centrali difensivi all'altezza che di 2 terzini.

Il nome di Rudiger, appena escluso dalla lista dei possibili partenti dal nuovo ds giallorosso Monchi, rappresentava un jolly tattico non indifferente. La possibilità di poter contare su un giocatore in grado di fare bene il centrale e bene il terzino, apriva le porte alla possibilità di poter improvvisare un modulo diverso dal 4231 (il 352) e ad un risparmio di mercato vista la possibilità di prevederlo come interprete di due ruoli.

Ma tramontato il sogno tedesco, l'Inter potrebbe finire per far spese in Italia (uno su tutti Acerbi, ma anche un De Vrij potrebbe tornar utile) ed in Olanda per quanto riguarda i terzini, dove Karsdop e Willems giocano e nemmeno male, stando ai numeri dell'ultima stagione. Sabatini però potrebbe aver pronto qualche colpo a sorpresa, maturato nei mesi finali dell'ultima stagione sportiva quando rinchiuso in una stanza buia potrebbe aver scoperto il nuovo Marquinhos/Benatia/Manolas etc etc etc.

A Criscito e Darmian consigliamo di tenere il telefono sempre acceso e libero. Le loro stagioni consistenti sia in Russia che con il Manchester United potrebbero essere state notate sia da Sabatini che da Spalletti stesso.

Anche in mediana Spalletti potrebbe chiedere diversi elementi. Sicuramente serve un sostituto di Kondogbia che aumenti il valore tecnico della squadra. Il PSG potrebbe accettare di dar via Krychowiak, magari proprio in cambio del francese che l'Inter non vorrebbe cedere per questioni legate alla minusvalenza quasi certa che il mercato sancirebbe. Il polacco, reduce da una stagione stranissima all'ombra della Torre Eiffel, potrebbe rilanciarsi nel campionato italiano e replicare la stagione fantastica culminata con l'Europa League vinta da suo Siviglia, targato Emery.

Banega invece è uno degli elementi il cui apporto è stato altamente instabile. Tripletta all'Atalanta ma anche sostituzioni a raffica. Gol su punizione e cross pennellati, ma anche palle avvelenate perse malamente. La scorsa settimana è rimbalzata una voce secondo la quale avrebbe trovato l'accordo con un club messicano disposto a versare 15 milioni di dollari nelle casse dell'Inter. E se da centrale della batteria di trequartisti/ali/incursori Spalletti dovesse preferirgli l'Eder gagliardo di fine stagione, potrebbe anche verificarsi l'addio tra l'argentino voluto da Mancini e l'Inter.

Brozovic molto più semplicemente non ha funzionato. Litigi, incostanza tecnica, difficoltà di collocamento a livello tattico e scarsa propensione al restare concentrato sul gioco (evitando gesti plateali ad ogni palla persa) hanno contribuito a determinare la sua inaffidabilità.

Forsberg e Naby Keita rappresentano due elementi in grado di dare qualità ed interdizione e non è detto che il Lipsia sia in grado di poterli trattenere a tutti i costi anche con il sogno chiamato Champions che i tedeschi si apprestano a vivere. In Portogallo poi c'è Danilo Pereira autore di una seconda stagione molto positiva tra le fila del porto che potrebbe sostituire Kondogbia. A patto però che la dirigenza interista sia disposta a pagare un prezzo di cartellino non inferiore ai 30 milioni di euro. Attenti a quel Leander Dendoncker che in questa stagione ha letteralmente oscurato Tielemans all'Anderlecht... di lui ne sentiremo parlare.

A Spalletti spetterebbe poi la scelta di capire come impiegare tatticamente quel Joao Mario schiavo più della valutazione economica di mercato che di una eventuale assenza di mezzi tecnici. Il portoghese ha regalato all'Inter perle ma anche prestazioni da 5 in pagella e non è ancora chiaro quale sia il ruolo che maggiormente esalta le sue capacità tecniche. Esterno di destra? Trequartista? Interno di centrocampo utilizzabile nella variabile tattica del 352?

Avanti la situazione è più "stabile". Sembra infatti che tutto dipenda dalla volontà di Perisic e dalla capacità di aver pronto un suo eventuale sostituto. Se il mercato non dovesse offrire molto, il croato potrebbe restare anche se le parole spese dal suo agente (l'Inter sta facendo di tutto per venderlo) pesano come macigni. Vero è che una figura come la sua è perfetta per il 4231 spallettiano e che dunque l'Inter potrebbe ripartire dalla sua certezza a livello di collocazione tattica.

Icardi e Candreva sembrano inamovibili. Il primo è il capitano neroazzurro, il secondo è arrivato la scorsa stagione e pur non avendo replicato una stagione alla Lazio style si è comunque reso artefice di una serie di prestazioni mediamente sufficienti.

Eder potrebbe rappresentare un ottimo gregario. Un ottimo trequartista avanzato ma anche il sostituto di Icardi, nonchè il gregario che dalla panchina entra per dare qualcosa in più ad un match in corso. Il suo amore per l'Inter è noto e visto il residuo di bilancio è il meno indicato a lasciare l'Inter per questioni economiche. In più, come sottolineato da Spalletti, l'Inter ha bisogno di giocatori dotati di giusto atteggiamento e l'attaccante della Nazionale, con i mondiali alle porte, potrebbe dare al gruppo ciò che il nuovo tecnico chiede.

Gabigol sembra essere destinato al prestito, aprendo lo spazio per un possibile innesto. E sia Berardi che Bernardeschi sembrano profili graditi al popolo interista. Chissà Spalletti e Sabatini che ne pensano.

Insomma l'Inter è in cantiere. Un work in progress importante che il popolo interista è ansioso di poter misurare a metà agosto quando sarà tempo di sfide vere con in palio 3 punti.

Sognare non costa niente.. Voi chi vedreste bene nella nuova Inter di Spalletti?

lunedì 26 settembre 2016

Alla ricerca del bel giuoco

18 Luglio 1986. Per gli amanti dei colori rossoneri questa di cui vi parlo è una data importantissima. Con un numero che anticipa di 20 anni qualunque genere di studio sull'efficacia della comunicazione, Silvio Berlusconi atterra "sul Milan" all'arena civica di Milano, da nuovo presidente del Milan.

Berlusconi, parlando del "suo" nuovo Milan, pronuncia due paroline che segneranno la sua presidenza ma anche il calcio italiano. "Bel giuoco". Silvio Berlusconi vuole che il suo Milan vinca in campo possibilmente giocando bene al pallone, cosicchè ogni tifoso del Milan possa sentirsi appagato doppiamente dal risultato e dallo spettacolo visto in campo.

Il concetto di "bel giuoco" ripetuto da Silvio Berlusconi anche nelle ultimissime dichiarazioni video riguardo la compravendita del Milan, è stato ripreso in tutto il mondo, con varianti cicliche proprie delle squadre in grado di vincere regalando spettacolo. Il "tiki taka" del Barcellona ne è l'ultimo esempio.

Ma a 30 anni da quel giorno e ad 1 mese e mezzo dall'inizio dei maggiori campionati continentali, quali sono le squadre delle quali il "bel giuoco" di Silvio Berlusconi andrebbe fiero?

In Europa sono solo 2 le formazioni che mediamente hanno vinto e regalato spettacolo a livello di gioco espresso: Barcellona e Manchester City.

I blaugrana di Messi Suarez e Neymar, con quest'ultimo rientrato solo da poche settimane dal periodo estivo caratterizzato dalla partecipazione alle Olimpiadi brasiliane, supportati da un "discreto" centrocampo affollato da gente come Rakitic, Iniesta, Busquets, André Gomes etc, hanno inanellato una serie di successi roboanti che vanno dallo 0-3 rifilato al Siviglia in Supercoppa e che passano per 7-0 di Champions contro il Celtic fino all'ultimo 0-5 rifilato al Gijon. Gli unici stop di stagione sono arrivati contro l'Alaves in una stranissima sconfitta interna e contro l'Atletico Madrid del Cholo Simeone, vera bestia nera dei blaugrana, che comunque non è riuscito ad andare oltre ad un 1-1.


La squadra di Luis Enrique, nonostante non abbia modificato di molto gli schemi di gioco dei suoi predecessori e di quel Guardiola che fu capostipite del moderno tiki taka, continua ad essere un gradino sopra tutti in quanto a costruzione della manovra, passaggi andati a buon fine e gesti tecnici da applausi. Il trio là davanti aiuta, ma le reti di Rakitic Rafinha e Arda Turan, tutti a quota 2 in campionato, dimostrano come quello del Barcellona tenda sempre più ad essere un gioco corale e non la sola espressione dei 3 tenori d'attacco.

L'altra squadra del "bel giuoco" invece, è proprio la nuova compagine guidata da quel Guardiola che di tiki taka se ne intende: il Manchester City. Al termine dell'ennesima campagna acquisti faraonica quella imbastita da Pep Guardiola è una squadra votata all'attacco attraverso una fitta rete di passaggi orchestrata da almeno 6 degli 11 uomini in campo, dotati di grandissime doti tecniche. Con l'1-3 rifilato allo Swansea di Guidolin, il Manchester City è a quota 10 vittorie su 10 partite ufficiali disputate. Un percorso netto che al momento vale 4 punti di vantaggio sulla seconda in Premier e la vetta del girone di Champions.

Sebbene l'ultima vittoria contro i gallesi sia arrivata al termine di una prestazione che per soli 45' minuti è stata degna delle prestazioni passate dei citizens, la squadra di Guardiola ha dimostrato nel corso di questo mese e mezzo di impegni ufficiali, di scendere in campo per prendere il controllo del match, qualunque sia l'avversario. Una fitta rete di passaggi è la chiave che consente ai citizens di mettere un uomo davani al portiere pressochè sempre, ricordando proprio il tiki taka storico del Barcellona.



Ma si sa: gli inglesi sono gelosi della propria lingua e guai a voi se per riferirvi al gioco di Guardiola usate espressioni diverse da quella coniata qualche tempo fa dai tabloid di sua maesta: the "recital".

E in Italia?

Le 6 giornate di campionato disputatesi hanno evidenziato bellezze e lacune delle pretendenti allo Scudetto 2016-17.

La Juventus di Allegri non ha sin qui espresso un gioco degno di nota. L'ultima vittoria arrivata contro il Palermo ne è il sintomo. La Juve fatica a connettere difesa ed attacco per via di un centrocampo che al momento non è in grado di esprimere valori di gioco importanti. L'inserimento di Pjanic va avanti a rilento. Asamoah ha alternato prestazioni importanti a gravi svarioni come in occasione del gol del pareggio contro l'Inter. Lemina è un giocatore ancora tutto da scoprire e paradossalmente, con l'ultimo infortunio del ghanese, le sorti del centrocampo potrebbero ricadere su quell'Hernanes tanto bistrattato dalla tifoseria ma che sembra aver fatto pace con l'ambiente con un mix di buone prestazioni e buone dichiarazioni stampa.

Gli esterni di Allegri regalano gioie e dolori. Se da una parte il solito straripante Alex Sandro è in grado di partorire azioni importanti, dall'altra parte c'è un Dani Alves che tatticamente fatica a coprire sia la fase offensiva in modo ordinato, sia quella difensiva in qualunque modo possibile. Allegri dovrà lavorare tanto. La Juve quasi mai si è contraddistinta per "bel giuoco" ma i valori tecnici di quest'anno lasciano intendere che se dovesse essere raggiunta l'intesa tra i 3 reparti, la manovra che ne verrebbe fuori sarebbe davvero interessante e probabilmente degna di quelle due paroline..

A Napoli invece il bel giuoco non manca. Quasi mai. Nell'ultima vittoria interna contro il Chievo, formazione sempre ostica da affrontare, gli uomini di Sarri hanno messo in scena uno show. Uno show dove se si guarda al solo movimento del pallone si rischia di non apprezzare il movimento degli attori, forse ancora più bello del giropalla stesso. Gli uomini di Sarri volano, combinano tra di loro e costruiscono triangoli di passaggio i cui vertici ruotano ad ogni scambio di palla, mandando in tilt le difese avversarie. La tecnica è chiara: Sarri vuole trarre vantaggio dagli accoppiamenti in marcatura che le squadre avversarie costituiscono, ma che saltano quando il posto dell'uomo da marcare, viene preso dalla mezz'ala con la quale ha appena scambiato. Nel momento di indecisione e di scambio di marcatore, il Napoli gongola e riesce a trovare l'imbucata in grado di mettere in porta la punta, l'ala opposta o la mezz'ala che taglia verso il centro dell'area.



Quando tutto ciò accade, c'è ben poco da fare per gli avversari se non sperare che la palla termini fuori. Sarri, che spesso ha dichiarato di non puntare al bel gioco ma alla concretezza dei concetti tattici che impartisce ai suoi uomini, è l'uomo al comando dell'attuale più bella manovra del calcio italiano. Il tutto vale 1 punto in meno della Juventus al momento, ma in futuro chissà.

L'Inter di de Boer a livello di gioco in campionato, esprime il più logico dei risultati possibili quando in campo ci sono giocatori tecnicamente dotati come Icardi, Perisic, Candreva, Banega e Joao Mario. 5 uomini in grado di toccare il pallone per bene, non si vedevano tutti insieme in campo, forse dai tempi dell'Inter del triplete. Ma la manovra e l'impronta di de Boer ancora non c'è. L'Inter raggiunge i risultati per via delle individualità spiccate dei suoi uomini più importanti e fatica quando 1 o più tenori non sono in campo o sono in giornata no. 



Vero è che con gli inserimenti di Miangue ed Ansaldi, in grado di effettuare una sovrapposizione passando alle spalle del compagno (cosa non proprio scontata quando in campo ci sono Santon e Nagatomo), potrebbe dare all'Inter altri 2 uomini importanti a livello di manovra in grado di offrire sbocchi di gioco. Il cantiere è aperto, ma per adesso ad Appiano il bel giuoco è tutto fuorchè un motivo di cruccio.

La Roma di Spalletti invece è la più grande incognita del campionato italiano. I risultati non sono propriamente i migliori nè in Italia nè in Europa. La manovra offre qualche segnale ma la discontinuità regna sovrana.

La Roma è in grado di partorire trame di gioco veloci che ribaltano il fronte d'attacco in maniera chirurgica, a palle lanciate nel vuoto verso quell'oggetto indecifrabile che di cognome fa Dzeko. Il motivo di questa alternanza sta nell'assenza di riferimenti tecnici a centrocampo. Nel match contro il Torino, le palle lanciate nel vuoto da Fazio e Manolas testimoniamo più l'assenza di una linea mediana in grado di far avanzare la manovre che eventuali dettami di Spalletti. Giocare contro la Roma è "facile". Abidare a centrocampo non è una follia se serve per raddoppiare le 2 ali che fino a questo momento hanno maggiormente inciso sul gioco di Spalletti, ossia Salah e Perotti. Messe in difficoltà queste 2 fonti di pericolosità, il più è fatto e complice qualche svarione difensivo, è relativamente semplice imbastire occasioni da rete contro la Roma.

A Roma il bel giuoco lo si conosce, ma al momento...



Ed il Milan attuale ancora di Silvio Berlusconi? A casa Milan del "bel giuoco" è rimasto solo il ricordo. Il ricordo di quell'elicottero ricostruito in rete metalliche, che sulla musica della cavalcata delle valchirie, rimembra quel giorno di Luglio, quando tutto ebbe inizio...

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giovedì 22 settembre 2016

Ritratti - My Ronaldo

Stavolta non è come tutte le altre volte. Stavolta niente forma, niente stile. Stavolta parla il cuore.

Ho un ricordo vago, come tutti, dei primi anni della mia infanzia. I primi ricordi nitidi risalgono a quando avevo 5 anni. Poi è tutto un qua e la di istanti di vita. Non saprei contestualizzare i frame che conservo in memoria.

Ma c'è uno di questi frame che ricordo con un pelo di nitidà in più rispetto agli altri.

E' domenica. E io so che è domenica per il fatto che mia madre mi sta strillando da quando sono sveglio che devo spegnere la tv che ho acceso e filare in bagno a lavarmi.

La domenica di quegli anni ha un colore diverso rispetto a tutti gli altri giorni della settimana. Se c'è sole, sembra che ce ne sia di più e la luce è più forte rispetto alla normalità. Se invece il tempo è brutto ci sono solo nuvole ma niente pioggia. Perchè è domenica e la domenica non piove.

Io sono in sala seduto come sempre sul tappeto. Ci sarebbero divani e sedie ma il fresco delle mattonelle mediato dal tappeto mi piace da morire. "Toro seduto" mi chiamava mio padre. Lo ha fatto fino all'ultima volta che l'ho incontrato. Già perchè quasi sempre, anche ora, ho il vizio di sedermi con le gambe incrociate sul piano di seduta. Non ho mai realmente indagato sullo stile di seduta del vero Toro seduto. Ma questa è un'altra storia.

Sto guardando la tv dal mio posto preferito. Una di quelle mega-tv a tubo catodico tanto di moda negli anni '80, spesso acquistate come primo arredamento post-matrimonio e conservate gelosamente dagli sposini per decenni. 

TMC aka TeleMonteCarlo è praticamente il mio canale preferito della Domenica. Da quando ho scoperto il Televideo non vado più a tentativi ma a colpo sicuro. Ogni Domenica alle 10 va in onda una partita di calcio. Non saprei dirvi se in diretta o in differita ma non importa. La Domenica per me è quella cosa lì. Alzarmi, andare dritto in sala dato che non ho mai fatto colazione, e guardare quella partita.

C'è un personaggio che vedo quasi tutte le domeniche. Me ne sono innamorato. E' un fulmine. Va a destra poi sinistra poi destra e la palla sembra restargli incollata al pallone. Io non so nulla di squadre e continuerò a non sapere nulla per anni. Ma "tifo" quel giocatore lì. 

La qualità del segnale tv è quella che è. O almeno credo che sia quello il motivo delle immagini un po' sgranate che TMC mi propone. Scoprirò qualche tempo dopo che in realtà quelle cassette erano state acquistate usate da TMC e che quella partita trasmessa la domenica mattina era una sorta di highlights carriera dei più grandi giocatori dell'era contemporanea. Quello che tifo io è un giovane dalle grandi prospettive. O almeno questo suggeriscono gli elastici con i quali supera ogni singolo uomo che gli si propina davanti.

Ha fatto bene in Olanda ed il telecronista insiste su questo. Ricordo l'Olanda perchè qualche tempo dopo, TMC iniziò a trasmettere davvero le partite del campionato olandese ed i colori di quei match mi sembrano gli stessi dei fotogrammi che vi sto raccontando.

Poi però non è più mattina in tv, ma è sera. E questo giovanotto indossa una maglietta a strisce verticali blu e granata. E' il Barcellona.

Non potevo saperlo ne mai avrei potuto immaginarlo che il soggetto che avrebbe rubato la mia attenzione in quelle mattine domenicali trascorse a guardare la tv in posizione di toro seduto, con il telecomando in mano e la risposta "5 minuti e vado" sempre pronta per controbattere alle urla di mia madre, si chiamasse Ronaldo.

Oggi Ronaldo compie 40 anni. E nel giorno del suo compleanno, destino assurdo, l'Inter presenta un altro attaccante brasiliano promettente.

Chissà che da qualche parte nel mondo non ci sia un altro bambino che la Domenica la trascorrerà davanti ad una tv a guardare le gesta del nuovo attaccante dell'Inter così come io ormai 20 anni fa, guardavo quelle di Nazario da Lima.

Auguri Ronaldo. Aaaaah fly........




venerdì 16 settembre 2016

Frank de Boer - Un tecnico inadatto al comando

La lista di attenuanti che si potrebbero concedere a Frank de Boer per questo inizio di stagione è lunga più o meno come l'elenco dei Brambilla sulle Pagine Bianche.

Ma difronte alla sconfitta di ieri sera contro gli israeliani dell'Hapoel Beer Sheva, non ci sono attenuanti che reggano.

L'Inter è da sempre un casotto. Dalle mie parti, con il termine "casotto" si indica la cabina presa in affitto allo stabilimento balneare nel periodo estivo, nella quale alla rinfusa si conservano un po' di cose per il mare. Sandali, gonfiabili, creme etc. Ecco l'Inter è questo: pochi difensori, pochi centrocampisti buoni ed una miriade di ali ed attaccanti tanto che quando vedi Palacio titolare ti scatta in mente un sol pensiero: "Palacio? Aaaah Palacio..Te lo ricordi Palacio?". No.

Il punto è che a comandare questo gruppo di giocatori c'è un uomo che su quella panchina non dovrebbe esserci.

Per quanti non la conoscessero, la carriera da allenatore di Frank de Boer è fatta di "alti" (che faccio fatica a considerare tali) e bassi (tanti). 4 campionati olandesi vinti ed 1 supercoppa d'Olanda in 6 anni circa di esperienza da allenatore non devono fuorviare le teste dei più. L'Eredivise è un campionato atipico.

Ogni anno l'Ajax dovrebbe dominarlo e quasi sempre va a finire così. Quando non ci riesce è perchè si verificano la combinazione di 2 eventi: 1) la nuova generazione di giovani dell'Ajax è un po' meno forte del solito 2) PSV o Feyenoord hanno in rosa dei giovani migliori.

Frank de Boer, che secondo i suoi estimatori nel calcio olandese avrebbe dimostrato di essere pronto per la panchina di una "big" del calcio che conta, è riuscito in quelle condizioni a vincere 4 campionati. Ma dalla stagione sportiva 2013-14, il campionato è sempre affare d'altri. 

Le esperienze europee di de Boer invece, sono un continuo disastro. Il suo Ajax è stato costantemente eliminato da preliminari di Champions, gironi di Champions, gironi di Europa League e sedicesimi della stessa competizione. de Boer non ha mai trovato la quadratura del cerchio in Europa, segnale di come l'esperienza del calcio olandese, "zemaniano" come squilibrio tra fase offensiva e fase difensiva, non costituisce il giusto passaporto per sbarcare su altri palcoscenici e dire la propria.

Nonostante una carriera non proprio brillante in un campionato mediocre e le scoppole rimediate in Europa, de Boer sbarca a Milano, sponda Inter portando con se.... il nulla.

L'emblema del match di ieri sera sono 90' trascorsi seduto in panchina in silenzio.

Se fossi un tifoso interista ed avessi la possibilità di porre 1 solo quesito al tecnico chiederei proprio questo: Frank perchè sei stato seduto in panchina per 90' senza mai alzarti per comunicare qualcosa alla squadra?

Sia che crediate che l'allenatore incida poco sui risultati sportivi di una squadra, sia che crediate l'esatto contrario, è indubbio che dall'area che delle panchine l'allenatore possa costituire un valore aggiunto per la squadra. Indicare le marcature, segnalare un'uomo libero nello sviluppo del gioco, indicare una linea di passaggio, uno schema su rimessa, una disposizione in campo particolare, il pressing sul gioco avversario sono tutti esempi di situazioni di match in cui l'allenatore può effettivamente intervenire per migliorare la prestazione della propria squadra.

Conte negli ultimi anni è stato l'emblema di tutto ciò con 95' di costanti indicazioni ai suoi giocatori prima bianconeri, poi azzurri d'Italia ed ora blues. Ma senza voler scomodare l'Antonio nazionale, provate a pensare cosa sarebbe il Sassuolo senza Eusebio Di Francesco in panchina. Se la risposta che vi sovviene è "un'orchestra senza il suo direttore" siete sulla strada giusta.



A de Boer invece tutto ciò non piace. Non basta nemmeno il vantaggio israeliano per scuotere il suo animo e quella posizione assunta sulla panchina che per un po' mi ha fatto pensare che quella inquadrata fosse una replica di cera dell'allenatore interista, piazzata a favor di camera per non dover inquadrare un tecnico alle prese con vere e proprie minacce nei confronti della sua squadra con la speranza che queste potessero servire a raddrizzare il match. E invece no. Quello inquadrato, con l'indice sotto il naso a far non si sa bene cosa era proprio Frank. Il vecchio Frank.

L'Inter è sotto in un match che non può sbagliare perchè in Europa League almeno fino a Gennaio non potrà disporre dei nuovi acquisti e quindi serve mettere da subito fieno in cascina? A Frank non interessa.

L'Inter è sotto in questo match con in campo una squadra molto rimaneggiata che avrebbe tanto bisogno di essere guidata per sopperire alla mancanza di minuti giocati assieme? A Frank non interessa.

L'Inter avrebbe bisogno di un piano tattico per mettere assieme una manovra che abbia un minimo di decenza e che non si infranga contro gli israeliani che ormai capiscono prima degli interisti dove sarà lanciato il pallone? A Frank non interessa.

Anzi no. Frank ordina un cambio. Candreva sveste la tuta, Frank gli si avvicina e gli comunica il piano: "tirate da fuori". E allora scusa...



Caro Frank non sei il primo e non sarai l'ultimo di una serie di allenatori ex-giocatori che sfruttano il proprio passato per accedere direttamente alle panchine che contano saltando la vera gavetta. Quella delle serie minori, dove il valore di un tecnico viene fuori e fa la differenza in campionati in cui quasi mai ci sono squilibri evidenti tra 20 rose in corsa per una promozione. Quella delle piccole squadre che come obiettivo hanno i 40 punti, in cui devi costruire prima una fase difensiva solida e poi tutto il resto. Quella gavetta che ti consente dopo anni di dire che forse forse qualcosa di quel calcio l'hai imparata.

Caro Frank, in questo momento, non sei adatto all'Inter perchè la fase difensiva olandese, non è la fase difensiva italiana. 

Caro Frank non sei adatto all'Inter perchè in olanda il contropiede è una legge di stato, mentre in Italia le difese schierate sono garantite per Costituzione. 

Caro Frank non sei adatto all'Inter perchè in quella torre di Babele fatta di decine di nazionalità diverse, l'unico fil rouge in grado di tenere tutti assieme potrebbe essere proprio l'italiano che ancora non conosci. 

Caro Frank non sei adatto all'Inter perchè l'amalgama di nuovi giocatori e moduli di gioco si crea anche durante le partite chiamando dalla panchina tutto ciò che ho elencato su ma a te sembra non interessare. 

Caro Frank non sei adatto all'Inter perchè nonostante ci sia la Juventus nel prossimo turno di campionato, le coppe per quest'Inter sono fondamentali e te con le coppe non vai tanto d'accordo.

Caro Frank, se puoi batti un colpo. E se vorrai andar via per far spazio a qualcuno che il calcio italiano lo conosce meglio verrò a riconoscerti l'onore delle armi.






lunedì 12 settembre 2016

Champions 2016-17 - Alla scoperta degli underdog della competizione

C'è chi nella Champions League vede il puro aspetto sportivo della questione: alzare la coppa dalle grandi orecchie al cielo e proclamarsi i più forti al mondo, almeno per quell'anno.



C'è chi invece, in una delle edizioni meno pregne di squadre di blasone, vede nella Champions League che partirà ufficialmente domani, un motivo per esplorare attraverso il calcio, culture, storie e luoghi che nelle cronache pallonare difficilmente rientrano.

Il Ludogorets ad esempio 5 anni fa lottava per essere promossa nell'equivalente bulgaro della nostra Serie A salvo poi diventarne la regina pochi mesi dopo grazie ad un ultimo match-thriller contro la più blasonata CSKA Sofia che regalò ai bulgari il titolo nazionale e l'accesso alle coppe. Coppe nelle quali i bulgari si sono resi protagonisti dell'eliminazione della Lazio in Europa League, ma soprattutto di un preliminare contro la Steaua in cui il difensore Cosmin Motu fu costretto a reinventarsi portiere nella roulette dei rigori finali, per via dell'assenza dei cambi rimasti ai bulgari quando al 119' fu espulso il numero 1 titolare. Motu parò due rigori ed il Ludogorets guadagnò l'accesso alla sua prima fase finale di Champions League. Quest'anno i bulgari arrivano dopo il solito percorso dei preliminari culminato con le vittorie su Buducnost Podgorica, Viktoria Plzen e Stella Rossa. 


L'ultima volta che la stampa europea dovette occuparsi del FK Rostov fu nel 1999 quando i russi affrontarono nell'allora coppa intertoto la Juventus. 1 anno fa in Russia si festeggiava la permamenza nella massima serie grazie alla vittoria nello spareggio finale contro il Tosno. Quella che seguì però, fu una stagione non più da medio-bassa classifica ma una di quelle stagioni d'oro simile all'avventura inglese del Leicester ma con un finale diverso. Già perchè i russi, dopo tanti mesi trascorsi invetta, abdicarono ad un altro CSKA: quello di Mosca. Il secondo posto è valso però l'accesso ai preliminari, nei quali grazie ad un 4-1 stupendo contro l'Ajax, i russi si sono conquistato l'accesso alla loro prima fase finale di Champions League nella quale affronteranno Bayern, PSV ed Atletico Madrid.

Continuando a camminare sul confine orientale di questa Champions League come potremmo non parlare dei primi avversari del Napoli? La Dynamo Kiev infatti ospiterà i partenopei per il primo match del girone. Quella di Kiev è la squadra più titolata dell'ex URSS che nacque nel 1927 come rappresentativa della polizia locale. Ma fu negli anni dell'egemonia nazista che la Dynamo si rese protagonista di due incontri di calcio che poi diventarono storici. Durante l'occupazione tedesca alcuni giocatori della Dynamo vennero catturati ed impiegati come manovalanza forzata in un panificio a disposizione delle truppe tedesche. Quest'ultimi resisi conto di chi avevano difronte organizzarono una partita di calcio che vide la Dynamo trionfare nonostante la paura di eventuali rappresaglie. Poco tempo dopo i tedeschi organizzarono una rivincita di quel match con l'episodio storico di Klimenko che salta i giocatori tedeschi come birilli arrivando sulla linea di porta. Anche in questo caso la paura di rappresaglie per la sconfitta della nazionale occupante, spinsero Klimenko a voltarsi ed a calciare il pallone verso metà campo invece di appoggiare in rete per il più semplice dei gol. L'episodio non passò sotto traccia e dopo quel match parte dei giocatori di quel match e di quella Dynamo furono torturati e trucidati. Se quella era una Dynamo fortissima, quella attuale è una Dynamo molto più modesta che da questa partecipazione in Champions cerca poco. Anche se oltre al Napoli, Benfica e Besiktas lasciano aperto qualche spiraglio da cogliere per provare a proseguire nell'avventura europea.

Negli anni del calcio in bianco e nero, il Legia Varsavia faceva parte di quel nucleo di squadre dell'est in grado di mettere seriamente bocca nelle dispute pallonare di maggiore livello continentale. Non stupisce infatti che il Legia sia tutt'altro che alla sua prima partecipazione in Champions. I polacchi, che dominano in casa da praticamente sempre, negli anni 70' raggiunsero addirittura una semifinale di coppa Campioni. Negli anni '90 prima di concedersi quasi un quarto di secolo dalla successiva partecipazione alla Champions, i polacchi raggiunsero di nuovo le semifinali ma questa volta della compianta Coppa delle Coppe. Nella lunga estate di preliminari i polacchi hanno sconfitto i bosniaci del Mostar, gli slovacchi del Trencin ed infine gli irlandesi del Dundalk non senza qualche problema. Ora occhio al bomber Nikolic. Dopo le 30 reti della scorsa stagione, potrebbe chissà arrivare il primo timbro nella fase a gironi di Champions da raccontare ai nipoti tra qualche anno...

La vittoria nella Jupiler League belga  garantisce l'accesso alla fase finale di Champions League, sicchè tra le pretendenti alla....uhm....vittoria finale ci sono anche i campioni di Belgio del Club Bruge. Il campionato belga è quasi sempre un affare a 2 tra Standard Liegi ed Anderlecht. Ma lo scorso anno ad imporsi per la 14esima è stato proprio il club fondato nel 1891. Probabilmente tra le nazioni provenienti dal blocco più continentale rispetto a quello allargato per esigenze calcistiche, è proprio il Club la squadra meno dotata tecnicamente. L'avvio di stagione non è stato esaltante con 2 vittorie 1 pareggio e 3 sconfitte di cui l'ultima maturata pochi giorni fa nonostante il tecnico Michel Preud'homme avesse dichiarato di aspettarsi molto dall'ultimo match in vista dell'esordio contro il Leicester di Ranieri. Riuscirà l'ex club di Perisic e Bacca ad evitare il cucchiaio di legno nel proprio girone?

Infine ci sono loro: quelli che ogni parola è superflua perchè nei nostri occhi abbiamo ancora le immagini nitide di una festa di piazza che ha coinvolto ogni anima di Leicester. Le foxes quest'anno non stanno brillando in campionato. Ma il patto di spogliatoio è chiaro: vivere al massimo l'avventura in Champions e provare a replicare in questa competizione l'assurdo miracolo portato a casa lo scorso anno nel massimo campionato di sua Maestà la Regina. Nelle ultime ore di mercato Ranieri si è regalato Slimani che assieme a Musa dovrebbe andare a formare la coppia di alternative all'attacco formato da Vardy e Mahrez. Il girone prevede avversari blasonatissimi come il Porto giustiziere della Roma nel preliminare, Copenhagen e Club Brugge. We can do this è la frase più pronunciata in quel di Leicester dal giorno del sorteggio. D'altronde è lì che le foxes vogliono continuare a brillare...

L'assenza di Milan, Inter, Manchester United e Chelsea, forse peserà nell'economia degli ascolti tv di questa Champions così come peserà l'assenza dalla massima competizione di alcuni tra i talenti più importanti del calcio mondiale che hanno trovato casa all'Old Trafford, che risiedono a Stamford Bridge o che in quel di Milano hanno scelto di ripartire, sul piano tecnico. Il calcio che sostituirà tutto questo blasone proverà a portare in campo storie diverse, organizzazioni tattiche più rudimentali ma non meno efficaci. E chissà che nell'anno degli underdog che trionfano in Premier e del Portogallo campione d'Europa, a dare filo da torcere nella strada verso la Coppa, non ci sia proprio una di queste squadre.

Buona Champions a tutti...

lunedì 29 agosto 2016

Tg Bar Sport 26-28 Agosto

Ritorna l'appuntamento con #TgBarSport, il primo format mono-click che vi regala tutti gli highlights dei più importanti campionati europei e non.

Questo week end è ripartita anche la Bundesliga ed il quadro del calcio europeo può dirsi al completo.

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ITALIA

Seconda giornata per il campionato nostrano. Solito appuntamento di fine agosto che arriva prima della pausa nazionali.

La Juventus vince a Roma contro la Lazio di Simone Inzaghi. 3 punti importantissimi in attesa del bel gioco, contro una Lazio gagliarda dal punto di vista difensivo che prende gol in occasione dell'unica disattenzione.

venerdì 26 agosto 2016

Tg Bar Sport - 23-25 Agosto

Tg Bar Sport ritorna per offrirvi gli highlights di questa 3 giorni di coppe appena trascorsa.

Non dimenticate di seguire la nostra pagina Facebook per non perdere l'appuntamento con l'unico tg che vi offre tutto il calcio europeo e mondiale in 1 solo click!

Consentiteci, almeno per questa volta, di partire con la coppa meno importante tra le 2 esistenti:

lunedì 22 agosto 2016

Tg Bar Sport - 19-21 Agosto

Liga, ma soprattutto Serie A, sono le new entry di questa terza edizione del nostro #TgBarSport che vi mette a disposizione gli highlights di TUTTI i più importanti match europei in un'unica pagina e con un solo click.

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venerdì 29 luglio 2016

Serie A - L'altra fetta della torta

Secondo i bookmakers italici le probabilità che la Juventus si riconfermi Campione d'Italia per la sesta volta consecutiva, superano abbondantemente il 65%



Ma se i bianconeri si presentano ai nastri di partenza della Serie A 2016-17 da assoluti favoriti, è interessante notare come alle loro spalle, la faccenda sia molto molto più complicata con il restante 35% da suddivedersi tra Roma, Napoli ed Inter.

Questo mese e mezzo di contrattazioni ufficiali a cui va aggiunto anche il mese di Giugno in cui i vari direttori sportivi si sono comunque mossi alla ricerca di rinforzi per la propria rosa, non ha regalato particolare gioie per le squadre che inseguono i bianconeri.

venerdì 22 luglio 2016

International Champions Cup - Prove tecniche di Eurolega

Tra poche ore Manchester United e Borussia Dortmund si sfideranno nella prima di una serie di oltre 20 amichevoli di lusso che rientrano nel calendario degli eventi della International Champions Cup.

Nata 13 anni fa per iniziativa di Relevent Sport, la manifestazione è alla sua nona edizione e vede tra le partecipanti, suddivise in gironcini che si disputeranno in diverse aree del mondo, tutti i club di spicco del calcio europeo.

lunedì 18 luglio 2016

Romanzo Mercato - Finale di Europa League - Inter - Manchester United

Sabato 27 Maggio 2017
Solna, Svezia.

20:40. In pieno rispetto dei tempi previsti dal cerimoniale, Viktor Kassai, arbitro internazionale ungherese, conduce le squadre fuori dallo spogliatoio.

Un breve gesto con le mani per afferrare il pallone e consegnarlo al bimbo assegnatogli per il cerimoniale di ingresso e poi dritti verso il centrocampo.

E' la finale di Europa League. A destra della terna arbitrale c'è il Manchester United di Mourinho Ibra e Pogba. A sinistra l'Inter di Mancini.



venerdì 15 luglio 2016

Mancini - Cosa ti prende?

Caro Mancio,

La conferenza stampa di ieri è stata una mazzata morale inflitta a tutto il popolo interista. Popolo che, se potesse, ti chiederebbe all'unisono: Mancio cosa ti prende?

Ritratti - Joao Mario

Uno dei talenti più interessanti messosi in mostra negli europei francesi vinti dal Portogallo di Cristiano Ronaldo è stato senza alcun dubbio Joao Mario.

Il centrocampista portoghese, 23 anni, di proprietà dello Sporting Lisbona ha soffiato il posto nell'11 di partenza ad altre pedine della mediana lusitana come Andrè Gomes e Ricardo Quaresma, dimostrando dal primo minuto giocato, di avere tecnica, senso tattico ed idee di gioco al di sopra della concorrenza.

Ma...chi è Joao Mario? E perchè tante squadre sia italiane (Inter) che estere (Chelsea, Manchester United e Real Madrid) hanno puntato i loro fari su di lui?

Joao Mario nasce a Porto nel 1993 e per la squadra della sua città inizia a dare i primi calci ad un pallone. In Portogallo esiste una legge della federazione locale che impone ai club che vogliono allargare i propri orizzonti alle squadre cosiddette under, di avere delle vere e proprie accademie in cui gli studi obbligatori vengono si combinano con la passione calcistica, gli allenamenti e le prime stagioni sportive dei ragazzi.


Per queste ragioni Joao Mario frequenta dal 2002 al 2004 l'accademia di calcio del Porto, prima di lasciarla per proseguire la sua crescita in quella dello Sporting Lisbona all'età di 11 anni.

7 anni dopo Joao viene convocato assieme ad altri ragazzi della squadra B dello Sporting per il match di Europa League contro la Lazio. Il primo posto nel gironcino è ormai acquisito e lo Sporting usa quel match per testare le sue nuove leve. Il match terminerà 0-2 in favore dei biancocelesti ma Joao, all'età di 18 anni inizia ad assoporare il calcio dei grandi.

Quell'anno Joao colleziona poche presenze nello Sporting B, ma l'anno successivo diventa il perno del centrocampo collezionando 30 presenze e portando la propria squadra ad un quarto posto finale.

Lo Sporting decide di tenerlo per il terzo anno nella squadra B ma ben presto il Vitoria Setubal lo ottiene in prestito per la seconda parte della stagione. Nella sua nuova squadra Joao colleziona 16 presenze saltando 2 soli incontri del girone di ritorno.

Il ragazzo è pronto e torna allo Sporting per la stagione 2014-15. La sua prontezza si converte in 44 presenze totali e 7 goal. In inverno arriva la prima convocazione nella nazionale maggiore ed al suo debutto si procura il rigore che nell'amichevole contro la Francia dimezza le lunghezze di svantaggio grazie alla trasformazione riuscita da parte di Quaresma.

La stagione successiva Joao la chiude con 45 presenze per lo Sporting ed altri 7 gol che gli valgono la convocazione per Euro 2016.



Euro 2016 si apre con 3 apparizioni nel girone F di cui 2 dal primo minuto, condite da un gol contro l'Ungheria. Il Portogallo viene ripescato tra le fila delle migliori terze ed è nella fase successiva che emergono le doti della mezz'ala destra lusitana.

Nel match contro la Croazia le chiavi del centrocampo e della costruzione del gioco sono nelle mani di Joao che impressiona per % di passaggi riusciti: oltre l'85%. Attenzione però: ciò che davvero impressiona oltre al dato finale è la distribuzione indietro-avanti dei passaggi riusciti. 33% indietro - 67% avanti. 2 palle su 3 dunque vengono giocate per la manovra offensiva. 

Il Portogallo trova il gol nei supplementari e dopo Quaresma (ancora lui!) autore del gol, il man of the match per i lusitani è il protagonista del nostro racconto.

Ai quarti il Portogallo supera ai rigori la Polonia. Joao viene sostituito all'80esimo da Quaresma che poi sarà l'autore del rigore con il quale il Portogallo si garantirà la semifinale contro il Galles.


Nonostante le prestazioni del suo sostituto ormai naturale, il Portogallo non si priva di Joao Mario dal primo minuto. Troppo importante la sua presenza in campo. Troppo importanti le sue doti di palleggio e di costruzione della manovra. Troppo fondamentale la calma con la quale sulla mediana entra in possesso del pallone e lo smista verso la quasi sempre opzione migliore tra le disponibili.

Nel 2-0 contro il Galles, Joao Mario non brilla ad una prima occhiata. Guardando le statistiche però emerge un dato di passaggi andati a buon fine pari all'88%. Joao diventa una garanzia totale ed il suo raggio di azione diventa non solo il centrodestra della manovra lusitana ma anche il centrosinistra. Quando il Portogallo è in difficoltà Joao si muove verso la palla ovunque essa sia, la ottiene e rimette ordine. Il Portogallo trema negli ultimi 10' del match ma nonostante ciò è finale.

Contro i padroni di casa della Francia Joao ripete i propri numeri che fisseranno il totale dei passaggi riusciti alla quota dell'85% questa volta però agendo di più nella zona centrale del campo rispetto agli altri match. Il Portogallo trova un'altra rete dei supplementari ed è festa.

Joao Mario, le cui performance gli erano già valse diversi appunti sui taccuini dei direttori sportivi di mezza Europa, guadagna le attenzioni di tutti coloro che fino a quel momento non lo avevano notato.

L'Inter della nuova era Suning pare interessata al talento 23enne lusitano che ha dimostrato di poter tenere la linea mediana in qualunque posizione, soprattutto in un centrocampo a 3 in linea o in un centrocampo a 2 + 3 mezze ali di supporto alla punta.

Lo Sporting chiede una cifra pari a 35 milioni e quasi certamente il futuro di Joao Mario sarà altrove.

L'asta per il suo cartellino è aperta. Chissà quale maglia finirà per indossare questo talento assoluto del calcio europeo, così giovane ma già così convincente.



lunedì 6 giugno 2016

Made in China - Il Dragone che investe nel calcio e fa sul serio

La sessione di calciomercato invernale è stata segnata dallo sbarco in europa di emissari dei club cinesi, arrivati con l'obiettivo di scambiare decine di milioni di euro per giocatori dei più importanti campionati di calcio.

In 45 giorni circa, a far le valigie verso il campionato cinese, c'han pensato Gervinho, Ramires, Guarin, Alex Texeira, Lavezzi, Jackson Martinez e Demba Ba. Ad attenderli in terra cinese c'erano tecnici come Alberto Zaccheroni (ex allenatore della nazionale giapponese), Felipe Scolari (allenatore del Guangzhou) e Sven Goran Eriksson (allenatore dello Shanghai SIPG....tenentelo a mente il nome di questo club)



Mi piace immaginare l'istante appena successivo alla chiusura della trattativa tra gli emissari cinesi ed il DS di una squadra che ha appena ceduto un calciatore in questo modo:

Oh benissimo! Abbiamo appena portato in Cina tal giocatore!

Nello stesso momento, nella testa del DS coinvolto invece:

(Wow! In tempi di vacche magre abbiamo ceduto sto qua che non voleva prendersi nessuno, a prezzo pieno! Un capolavoro. Fammi dire qualcosa di ingelligente. Ah si: ce l'ho!)
Hey tornate quando volete eh. Ci piace fare affari con voi. Voi non siete come gli altri. Se vi interessa qualcun'altro, fateci un fischio: arriviamo noi da voi in risolandia! Eheheheh
(Magari sta battuta me la potevo evitare...ma no dai...hanno sorriso. Ho fatto colpo!)

Già ma a parte questa scenetta, cosa sta succedendo in Cina e perchè 250 milioni di euro sono stati spesi soltanto nell'ultima sessione di mercato, per far si che giocatori non più a fine carriera raggiungessero il campionato del Drago rosso?

Beh il discorso è semplice: il Presidente della Repubblica popolare Cinese, Xi Jinping ha stabilito un piano di breve, medio e lungo termine per far si che il calcio si evolva da uno sport per pochi e ricchi, allo sport più praticato della nazione.

Per farlo ha messo sul piatto 85 M-I-L-I-A-R-D-I di euro all'anno, per 10 anni, con i quali intende far entrare il calcio all'interno dei piani d'insegnamento dello scuole cinesi, formando docenti, tecnici, costruendo campi e scuole federali. Xi Jinping punta a costruire un campo di calcio ogni 10.000 abitanti coinvolgendo più di 100 milioni di cinesi.

I motivi per cui il Presidente cinese ha deciso questo piano sono molteplici. Su tutti possiamo elencarne alcuni:


  1. La Cina è attualmente 81esima nel ranking FIFA. Prima di lei troviamo stati come Cipro e Benin. Uno schiaffo nemmeno tanto "immaginario" per una superpotenza economica mondiale che ama eccellere in qualunque sport e che compete ogni 4 anni per la vittoria del medagliere olimpico.
  2. La Cina vede nel calcio e nello sport in genere un veicolo sociale con il quale tenere a bada alcune beghe interne. Possiamo chiamarlo "strumento di distrazione di massa".
  3. Il business del calcio che attraverso stadi e merchandising è in grado di muovere miliardi di euro ogni anno in Europa, non può non essere replicato in Cina dove gli abitanti sono 1.3 Miliardi. Nel primo piano di vendita del Milan a Mr.Bee era prevista la commercializzazione di 600 milioni di lattine di bibite gasate con la grafica ispirata proprio al club di via Turati
  4. Come in ogni altro ambito produttivo la Cina ha deciso di cambiare volto e di non essere più uno stato che "imita" le eccellenze europee. Vuole essere ella stessa un'eccellenza. Per farlo, ora, c'è bisogno di portare in Cina degli esempi dai quali imparare per poi iniziare a camminare con le proprie gambe.
Alla luce di questo piano di investimenti statale i più grandi colossi industriali cinesi si sono mossi in questi ultimi mesi per acquisire le franchigie calcistiche del massimo campionato cinese. Nessuno privato si farebbe sfuggire l'occasione di un mercato che lo Stato crea con le sue risorse e che da qui a pochi anni vedrà crescere esponenzialmente la propria fame di calcio. La chiamano "diversificazione" ed è una delle strategie di punta dei grandi colossi mondiali che spesso virano dal "core business" per battere altri mercati in cui vedono forti ricavi potenziali.

Jack Ma è stato il primo grande imprenditore cinese a muoversi in questo senso passando dall'e-commerce al calcio, accaparrandosi il 50% del Guangzhou Evergrande passato alla storia per aver vinto con Marcello Lippi allenatore, diversi campionati della Super League cinese oltre alla Champions League asiatica


Lo seguiranno colossi altri colossi cinesi come
CITIC Group Yatai group etc etc.

Accade però che i cinesi ci prendon gusto e che gli studi degli advisor sportivi europei inizino a ricevere richieste dalla cina per sondare la possibilità di investimenti calcistici anche nel vecchio continente.

La Cina entra nei campionati europei in sordina tramite il colosso Ledman Optoelectronic, che diventa main sponsor della Serie B portoghese con un accordo che prevede l'affiancamento di tecnici federali cinesi agli allenatori decisi dalle società. Inoltre i talenti formatisi in patria avranno la possibilità di volare in Portogallo ed essere aggregati alle squadre con l'obiettivo di scendere in campo ed iniziare ad accumulare esperienza.

Ma tutto questo non basta e sul tavolo finiscono il dossier Milan ed il dossier Inter, entrambe piazze importantissime nonchè potenze calcistiche in declino alla disperata ricerca di nuove proprietà disposte ad immettere capitali per tornare ai fasti di un tempo.

L'occasione è ghiotta perchè ai vari gruppi d'azienda incaricati di studiare queste possibilità viene spiegato che le due squadre, pur essendo parecchio indebitate, non hanno stadi di proprietà ed hanno una struttura commerciale molto embrionale che sfrutta poco e male il vero valore dei brand.

Partono i primi incontri ed è notizia di oggi il "closing" tra gruppo Suning e l'Inter di Erik Thohir e Massimo Moratti. Mentre sull'altra sponda del Naviglio le trattative tra un consorzio di colossi cinesi e Silvio Berlusconi sembrano essere molto più complicate, ma non impossibili.






Ma la questione calcistica cinese non può e non deve essere vista solo nell'ottica della speculazione finanziaria, della diversificazione aziendale o in ambito sociologico come strumento di distrazione di massa: la decisione politica è quella di far emergere il calcio ma non i gruppi che ci sono dietro.

Vi ricordate quel nome di club che vi avevo detto di tenere a mente? Lo Shanghai SIPG?

Il 21 gennaio di quest'anno il Guangzhou Evergrande decide di privarsi del suo migliore marcatore della storia: Elkeson. Nel comunicato con il quale il Guangzhou cede l'attaccante per 18.5 milioni di euro alla squadra di Sven Goran Eriksson la società dichiara:

Con lo scopo di aiutare i club cinesi a competere nella AFC Champions League e per la gloria nazionale, abbiamo accettato il trasferimento di Elkeson allo Shanghai SIPG.

Per fare un paragone è come se la Juve, per il bene della Roma impegnata nei preliminari di Champions e del ranking UEFA, decidesse di cedere a titolo definitivo Dybala.

Normale no?

Anche questo è il calcio Made in China.


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