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martedì 13 giugno 2017

Provocazione Napoli - Punta tutto sul campionato

Il Napoli visto in campionato post eliminazione dalla Champions è stato un Napoli spumeggiante, tecnicamente eccellente e capace di far girare la testa a qualunque avversario. Il gap finale ci dice che la differenza con la Juve è stata di soli 5 punti, con una Roma arrivata seconda sul filo di lana con 1 solo punto in più rispetto ai partenopei.

Il lavoro fatto da Sarri, che ha permesso al Napoli di fare per il secondo anno consecutivo il record di punti in campionato e di terminare la stagione con il miglior attacco dell'intera Serie A, è noto a tutti.

Mertens centrovanti in grado di segnare 28 reti e di fornire 9 assist, Insigne, che la scorsa estate veniva invitato da De Laurentiis ad andare al mare invece di chiedere rinnovi contrattuali da 5 milioni netti all'anno, ha chiuso la stagione con 18 reti e 9 assist. Callejon ha dimostrato per l'ennesimo anno di poter conservare una forma fisica perfetta per oltre 50 partite.

Hamsik ha spadroneggiato a centrocampo chiudendo con un bottino di 12 reti e 10 assist. I nuovi innesti in mediana hanno portato a casa una stagione brillante. Diawara, giovanissimo, ha scalzato quasi da subito Allan nelle gerarchie di Sarri. Il barone Zielinski è venuto fuori nella seconda parte del campionato con un bagaglio tecnico e tattico degno di questo Napoli.

Rog, acquistato lo scorso anno per una cifra ballerina attorno ai 20 milioni di euro, ha fornito prestazioni convincenti ed è atteso il prossimo anno ad una conferma supportata da maggiore costanza di rendimento e spazio nelle scelte di Sarri.

Il Milik visto pre-infortunio dava tutta l'idea di essere il centroavanti giusto per il Napoli e soltanto un crociato saltato in Nazionale lo ha privato di un posto da leader in una stagione stellare.

In difesa Koulibaly è maturato moltissimo seppur conservando il suo stile di difesa incline al rischio costante che però, e di questo gliene do atto con una sorta di mea culpa, è riuscito quasi sempre a stoppare i grandi centroavanti ammirati proprio nell'ultima stagione di A. Tonelli e Maksimovic, arrivati la scorsa estate non hanno regalato picchi prestazionali degni di nota, ma vista la moria di difensori centrali, già non aver fatto danni è un bel risultato.

Ciò che al Napoli è mancato, in alcune partite, è stata un po' di fortuna, un portiere e forse una mini variante tattica in grado di modellarsi maggiormente sulle caratteristiche dell'avversario. Obiettivi sui quali Sarri potrà lavorare nel ritiro estivo che inizierà in anticipo rispetto alle altre squadre per via dell'appuntamento critico col preliminare di Champions di fine estate.

Già: la Champions.

E se il Napoli decidesse, per un solo anno, di concentrarsi solo e soltanto sul campionato?

Analizziamo il quadro italiano: la Juventus dopo 6 titoli interni è interamente concentrata sulla coppa dalle grandi orecchie. Gli sforzi più importanti saranno richiesti alla squadra per raggiungere un'altra finale e tentare di invertire il trend degli ultimi decenni nelle finali europee.

Milan e Inter sono in fase di rifondazione, così come la Roma che dovrà trovare la quadra del cerchio con un nuovo Ds, un nuovo allenatore ed un mercato travagliato.

Il quadro interno dunque, vede il solo Napoli tranquillo del fatto suo e capace di poter organizzare un mercato fatto di pochi nomi (1 portiere, 2 terzini e 1 esterno offensivo destro) ma buoni, per puntellare la rosa ed arrivare a disporre di 2 alternative valide in tutti i settori del campo. Le risorse richieste inoltre, potrebbero arrivare da una annata super dal punto di vista finanziario, culminata con un fatturato da oltre 300 milioni di euro, influenzato si dalle partenze di Higuaìn e Gabbiadini, ma replicabile almeno in parte se la banda di Sarri riuscirà ad accedere alla fase a gironi di coppa.

Poi però, visto il cambio di regolamento europeo che garantirà l'accesso diretto ai gironi a ben 4 squadre italiane, Sarri potrebbe spostare il focus sulla competizione interna lanciando la grande sfida ai bianconeri verso uno Scudetto che tutta Napoli vorrebbe conquistare e che Sarri potrebbe garantire come culmine di un triennio fatto di bel gioco, emozioni e grandi traguardi intermedi ma scarno di titoli.

Se poi l'appuntamento con la Champions non dovesse andare in porto per via della solita maledizione-preliminari, allora non ci potrebbero essere dubbi. L'Europa League è in grado di garantire un terzo dei ricavi della Champions a fronte di trasferte possibili ai limiti dell'imbarazzante.

Sollevare la seconda coppa europea potrebbe essere affascinante ma, vista la condizione particolare della prossima stagione, anche un costo sopportabile in cambio di un one shot in campionato.

La scelta di tralasciare le coppe è una scelta controintuitiva, difficile da capire da parte del tifoso ma potrebbe pagare nel lungo periodo.

Se voi foste nella dirigenza del Napoli, che decisione prendereste per la prossima stagione?

lunedì 6 febbraio 2017

In my mind - Mario Mandzukic

Chi credevate che fossi?

Chi pensavate di aver comprato due estati fa?

Perchè puntavate il dito verso di me durante il periodo nero?

Dicono che io abbia la guerra in testa. A dire il vero basta avere un cognome che termina con una desinenza tipica dei balcani, per rientrare tra coloro che hanno "la guerra in testa". A me però la guerra fa schifo.

Io dalla guerra sono scappato perchè non c'è niente di bello in una guerra. Non ci sono valori che ti possa insegnare. Non c'è orgoglio, carattere o mente che possa essere forgiata quando due uomini della stessa razza imbracciano un fucile al mattino per uccidersi a vicenda.

Quindi per piacere: piantatela con la storia della guerra.

Il mio si chiama agonismo. Spirito di sacrificio. Testa.

La vostra si chiama ignoranza. Spesso mischiata con dell'ipocrisia.

A Wolfsburg, quando Dzeko era la punta inamovibile, io giocavo esterno di sinistra nel 433 di McClaren. E lo facevo bene.

Dovete spiegarmi per quale motivo uno come me non può essere capace con la palla tra i piedi o non può dare il suo contributo da punta esterna. Non ci riuscite? Ecco appunto.

In quegli anni lì ho faticato. Perchè quando McClaren è andato via e sulla panchina sono arrivati uomini carichi di pregiudizi nei miei confronti, ho dovuto giocare in tutti i ruoli possibili tranne il portiere. E chissà perchè era sempre a me che chiedevano di segnare. Di rientrare in difesa a fare pressing a rotta di collo e di ritrovarmi 5 secondi ed 80mt dopo nella mia area per chiudere l'azione con un gol. Ma io lo facevo. Con i miei limiti. Quelli di un umano. Ma lo facevo.

Quando mi hanno schierato da seconda punta, nello stesso modulo di gioco che Mister Allegri sta usando in queste ultime partite, io ho dato l'anima sul campo. E quando ti schierano da seconda punta i compiti sono talmente tanti che un perfino un allenatore, un vero allenatore, sa che segnare viene prima di 200 altre cose.

A Wolfsburg tutti mi elogiavano. Tutti mi dicevano "che uomo-squadra!". Poi però, quando mi sono trasferito a Monaco, tutti dicevano "ma tanto alla fine quanti gol faceva??".

A Monaco ho fatto 15 gol il primo anno. Quello del triplete. Quello che nella mia testa resterà l'anno perfetto di quelli che non fanno copertina. Tutti ricordano il gol di Robben in finale contro il Borussia. Nessuno si ricorda chi ha fatto il primo gol. E quanti di voi, lor signori, ricordano chi c'era sulla panchina bavarese quell'anno?

Mr.Heynckes io lo ricordo bene. Erano gli anni del calcio totale. Guardiola, già Guardiola, aveva lasciato la panchina del Barcellona e se non giocavi come loro non eri nessuno. Non dovevi competere. Dovevi farti da parte. Sette. Tra andata e ritorno ne segnammo 7 a quel Barcellona e c'andammo a prendere la coppa contro il Borussia.

L'anno dopo arrivò Guardiola al Bayern e lì già sapevo come sarebbe andata a finire. Saremmo tornati a parlare di quanti gol segni e poco altro. Ne feci 26. Non bastarono.

Dovevo fare il centravanti. Finalizzare l'azione. Poi però ero "inutile per la squadra" quando col Real Madrid ne prendemmo 5 con la difesa schierata sulla trequarti avversaria.

Qualcuno doveva pagare. E con Lewandoski in arrivo, secondo voi a chi toccò?

Mi mandarono da Simeone in un Atletico gagliardo. Ne feci 17 con 5 assist e portai a casa una valanga di cartellini. Il Cholo era un allenatore di quelli che non avevo mai sperimentato. Ero convinto che la notte prima della partita entrasse nelle nostre camere per legarci dei fili buoni per poterci muovere sul campo direttamente dalla panchina. Ogni rimessa laterale sembrava l'azione delle azioni di una finale di coppa. Bisognava chiudere se difendevamo e dare l'anima per controllare quel pallone, se attaccavamo. Quell'anno chiudemmo terzi in campionato. E quel gol di Chicharito Hernandez in coppa fa ancora male. Ma vincemmo la Supercoppa. La buttai dentro io.

A fine anno non credevo di dover andar via.

"Pronto sono Marotta dalla Juventus". L'Italia? La Serie A? "Saresti perfetto per noi". Voi? Non so cosa accadde ma senza che me ne accorgessi ero in posa davanti alla clinica della Juve per le visite mediche.

Quando arrivai indovinate un po' di chi si parlava? Dzeko. Ma come: ancora Dzeko?

"Colpo Roma: preso Dzeko!". Ehilà ci sarei anch'io. Non sono l'ultimo degli stronzi. No?

A fine anno mezzo Juventus Stadium era con me, ed io con loro, a festeggiare assieme campionato e coppa Italia. Dzeko era ancora abbracciato al palo a pensare all'occasione sbagliata contro il Palermo.

Hey Edin scusa.

Quest'anno l'aria era strana. Avevamo già vinto in partenza contro tutti in campionato. E allora non capisco cos'altro avremmo dovuto fare. In Coppa ne fai assai alle squadre materasso e non basta. Chiudi primo il girone e non basta. A Novembre devi già essere il Barcellona. Senza sapere che anche se ti chiami Barcellona non è detto che poi non te ne diano 7. E siccome io stavo dalla parte giusta quella volta, non è che mi garbasse l'idea di essere bello come il Barcellona.

"Higuaìn scanserà Mandzukic nelle gerarchie". Eh già. Il posto se l'è guadagnato spesso e con facilità Gonzalo. Non mi fraintendete. Remiamo assieme per lo stesso obiettivo. Ma se vuoi il mio posto devi sudare più di me. In quel caso prego, mi faccio da parte.





Allegri viene da me un giorno e mi chiede:

"Mariooo..."

"Dimmi Mister.."

"Stavo pensando..."

-Merda-

"Dato che sei in formaaaa...ti vorresti prendere la fascia a sinistra? Ti vorrei esterno offensivo ma poi... poi devi tornare e difendere eh".

-Allora Mister. Innanzitutto quando mai non sono stato in forma io eh? Mi vuoi esterno offensivo e devo fare il mio in difesa. Ma perchè fino ad ora ero la boa??-

"Va bene Mister. Mi dice quello che devo fare e io lo faccio.."

"Grazie Mario. Oh Mario l'ultima cosa...In Italia se non parlano di te è un bene. Vuol dire che fai cose che i giornalisti non capiscono e le fai bene. E in Italia, come nella vita, se fai bene qualcosa di difficile, non fa notizia..."


Mi chiamo Mario Mandzukic, la vita me la sono sempre guadagnata e gioco al calcio per non fare notizia


Per AG90

Marco Pasqua




lunedì 26 settembre 2016

Alla ricerca del bel giuoco

18 Luglio 1986. Per gli amanti dei colori rossoneri questa di cui vi parlo è una data importantissima. Con un numero che anticipa di 20 anni qualunque genere di studio sull'efficacia della comunicazione, Silvio Berlusconi atterra "sul Milan" all'arena civica di Milano, da nuovo presidente del Milan.

Berlusconi, parlando del "suo" nuovo Milan, pronuncia due paroline che segneranno la sua presidenza ma anche il calcio italiano. "Bel giuoco". Silvio Berlusconi vuole che il suo Milan vinca in campo possibilmente giocando bene al pallone, cosicchè ogni tifoso del Milan possa sentirsi appagato doppiamente dal risultato e dallo spettacolo visto in campo.

Il concetto di "bel giuoco" ripetuto da Silvio Berlusconi anche nelle ultimissime dichiarazioni video riguardo la compravendita del Milan, è stato ripreso in tutto il mondo, con varianti cicliche proprie delle squadre in grado di vincere regalando spettacolo. Il "tiki taka" del Barcellona ne è l'ultimo esempio.

Ma a 30 anni da quel giorno e ad 1 mese e mezzo dall'inizio dei maggiori campionati continentali, quali sono le squadre delle quali il "bel giuoco" di Silvio Berlusconi andrebbe fiero?

In Europa sono solo 2 le formazioni che mediamente hanno vinto e regalato spettacolo a livello di gioco espresso: Barcellona e Manchester City.

I blaugrana di Messi Suarez e Neymar, con quest'ultimo rientrato solo da poche settimane dal periodo estivo caratterizzato dalla partecipazione alle Olimpiadi brasiliane, supportati da un "discreto" centrocampo affollato da gente come Rakitic, Iniesta, Busquets, André Gomes etc, hanno inanellato una serie di successi roboanti che vanno dallo 0-3 rifilato al Siviglia in Supercoppa e che passano per 7-0 di Champions contro il Celtic fino all'ultimo 0-5 rifilato al Gijon. Gli unici stop di stagione sono arrivati contro l'Alaves in una stranissima sconfitta interna e contro l'Atletico Madrid del Cholo Simeone, vera bestia nera dei blaugrana, che comunque non è riuscito ad andare oltre ad un 1-1.


La squadra di Luis Enrique, nonostante non abbia modificato di molto gli schemi di gioco dei suoi predecessori e di quel Guardiola che fu capostipite del moderno tiki taka, continua ad essere un gradino sopra tutti in quanto a costruzione della manovra, passaggi andati a buon fine e gesti tecnici da applausi. Il trio là davanti aiuta, ma le reti di Rakitic Rafinha e Arda Turan, tutti a quota 2 in campionato, dimostrano come quello del Barcellona tenda sempre più ad essere un gioco corale e non la sola espressione dei 3 tenori d'attacco.

L'altra squadra del "bel giuoco" invece, è proprio la nuova compagine guidata da quel Guardiola che di tiki taka se ne intende: il Manchester City. Al termine dell'ennesima campagna acquisti faraonica quella imbastita da Pep Guardiola è una squadra votata all'attacco attraverso una fitta rete di passaggi orchestrata da almeno 6 degli 11 uomini in campo, dotati di grandissime doti tecniche. Con l'1-3 rifilato allo Swansea di Guidolin, il Manchester City è a quota 10 vittorie su 10 partite ufficiali disputate. Un percorso netto che al momento vale 4 punti di vantaggio sulla seconda in Premier e la vetta del girone di Champions.

Sebbene l'ultima vittoria contro i gallesi sia arrivata al termine di una prestazione che per soli 45' minuti è stata degna delle prestazioni passate dei citizens, la squadra di Guardiola ha dimostrato nel corso di questo mese e mezzo di impegni ufficiali, di scendere in campo per prendere il controllo del match, qualunque sia l'avversario. Una fitta rete di passaggi è la chiave che consente ai citizens di mettere un uomo davani al portiere pressochè sempre, ricordando proprio il tiki taka storico del Barcellona.



Ma si sa: gli inglesi sono gelosi della propria lingua e guai a voi se per riferirvi al gioco di Guardiola usate espressioni diverse da quella coniata qualche tempo fa dai tabloid di sua maesta: the "recital".

E in Italia?

Le 6 giornate di campionato disputatesi hanno evidenziato bellezze e lacune delle pretendenti allo Scudetto 2016-17.

La Juventus di Allegri non ha sin qui espresso un gioco degno di nota. L'ultima vittoria arrivata contro il Palermo ne è il sintomo. La Juve fatica a connettere difesa ed attacco per via di un centrocampo che al momento non è in grado di esprimere valori di gioco importanti. L'inserimento di Pjanic va avanti a rilento. Asamoah ha alternato prestazioni importanti a gravi svarioni come in occasione del gol del pareggio contro l'Inter. Lemina è un giocatore ancora tutto da scoprire e paradossalmente, con l'ultimo infortunio del ghanese, le sorti del centrocampo potrebbero ricadere su quell'Hernanes tanto bistrattato dalla tifoseria ma che sembra aver fatto pace con l'ambiente con un mix di buone prestazioni e buone dichiarazioni stampa.

Gli esterni di Allegri regalano gioie e dolori. Se da una parte il solito straripante Alex Sandro è in grado di partorire azioni importanti, dall'altra parte c'è un Dani Alves che tatticamente fatica a coprire sia la fase offensiva in modo ordinato, sia quella difensiva in qualunque modo possibile. Allegri dovrà lavorare tanto. La Juve quasi mai si è contraddistinta per "bel giuoco" ma i valori tecnici di quest'anno lasciano intendere che se dovesse essere raggiunta l'intesa tra i 3 reparti, la manovra che ne verrebbe fuori sarebbe davvero interessante e probabilmente degna di quelle due paroline..

A Napoli invece il bel giuoco non manca. Quasi mai. Nell'ultima vittoria interna contro il Chievo, formazione sempre ostica da affrontare, gli uomini di Sarri hanno messo in scena uno show. Uno show dove se si guarda al solo movimento del pallone si rischia di non apprezzare il movimento degli attori, forse ancora più bello del giropalla stesso. Gli uomini di Sarri volano, combinano tra di loro e costruiscono triangoli di passaggio i cui vertici ruotano ad ogni scambio di palla, mandando in tilt le difese avversarie. La tecnica è chiara: Sarri vuole trarre vantaggio dagli accoppiamenti in marcatura che le squadre avversarie costituiscono, ma che saltano quando il posto dell'uomo da marcare, viene preso dalla mezz'ala con la quale ha appena scambiato. Nel momento di indecisione e di scambio di marcatore, il Napoli gongola e riesce a trovare l'imbucata in grado di mettere in porta la punta, l'ala opposta o la mezz'ala che taglia verso il centro dell'area.



Quando tutto ciò accade, c'è ben poco da fare per gli avversari se non sperare che la palla termini fuori. Sarri, che spesso ha dichiarato di non puntare al bel gioco ma alla concretezza dei concetti tattici che impartisce ai suoi uomini, è l'uomo al comando dell'attuale più bella manovra del calcio italiano. Il tutto vale 1 punto in meno della Juventus al momento, ma in futuro chissà.

L'Inter di de Boer a livello di gioco in campionato, esprime il più logico dei risultati possibili quando in campo ci sono giocatori tecnicamente dotati come Icardi, Perisic, Candreva, Banega e Joao Mario. 5 uomini in grado di toccare il pallone per bene, non si vedevano tutti insieme in campo, forse dai tempi dell'Inter del triplete. Ma la manovra e l'impronta di de Boer ancora non c'è. L'Inter raggiunge i risultati per via delle individualità spiccate dei suoi uomini più importanti e fatica quando 1 o più tenori non sono in campo o sono in giornata no. 



Vero è che con gli inserimenti di Miangue ed Ansaldi, in grado di effettuare una sovrapposizione passando alle spalle del compagno (cosa non proprio scontata quando in campo ci sono Santon e Nagatomo), potrebbe dare all'Inter altri 2 uomini importanti a livello di manovra in grado di offrire sbocchi di gioco. Il cantiere è aperto, ma per adesso ad Appiano il bel giuoco è tutto fuorchè un motivo di cruccio.

La Roma di Spalletti invece è la più grande incognita del campionato italiano. I risultati non sono propriamente i migliori nè in Italia nè in Europa. La manovra offre qualche segnale ma la discontinuità regna sovrana.

La Roma è in grado di partorire trame di gioco veloci che ribaltano il fronte d'attacco in maniera chirurgica, a palle lanciate nel vuoto verso quell'oggetto indecifrabile che di cognome fa Dzeko. Il motivo di questa alternanza sta nell'assenza di riferimenti tecnici a centrocampo. Nel match contro il Torino, le palle lanciate nel vuoto da Fazio e Manolas testimoniamo più l'assenza di una linea mediana in grado di far avanzare la manovre che eventuali dettami di Spalletti. Giocare contro la Roma è "facile". Abidare a centrocampo non è una follia se serve per raddoppiare le 2 ali che fino a questo momento hanno maggiormente inciso sul gioco di Spalletti, ossia Salah e Perotti. Messe in difficoltà queste 2 fonti di pericolosità, il più è fatto e complice qualche svarione difensivo, è relativamente semplice imbastire occasioni da rete contro la Roma.

A Roma il bel giuoco lo si conosce, ma al momento...



Ed il Milan attuale ancora di Silvio Berlusconi? A casa Milan del "bel giuoco" è rimasto solo il ricordo. Il ricordo di quell'elicottero ricostruito in rete metalliche, che sulla musica della cavalcata delle valchirie, rimembra quel giorno di Luglio, quando tutto ebbe inizio...

Leggi anche: Ritratti - My Ronaldo


lunedì 29 agosto 2016

Tg Bar Sport 26-28 Agosto

Ritorna l'appuntamento con #TgBarSport, il primo format mono-click che vi regala tutti gli highlights dei più importanti campionati europei e non.

Questo week end è ripartita anche la Bundesliga ed il quadro del calcio europeo può dirsi al completo.

Seguite la nostra pagina Facebook per non perdere i prossimi appuntamenti con il nostro Tg, i nostri editoriali, i nostri sondaggi e le nostre rubriche video! 

ITALIA

Seconda giornata per il campionato nostrano. Solito appuntamento di fine agosto che arriva prima della pausa nazionali.

La Juventus vince a Roma contro la Lazio di Simone Inzaghi. 3 punti importantissimi in attesa del bel gioco, contro una Lazio gagliarda dal punto di vista difensivo che prende gol in occasione dell'unica disattenzione.

sabato 27 agosto 2016

Alla Juventus serve un quarto attaccante?

A pochissime ore dal termine della finestra estiva di calciomercato, il parco attaccanti puri della Juventus annovera 3 nomi. Higuaìn, Mandzukic e Dybala. Un po' poco per affrontare campionato e Champions da protagonisti. 

Pjaca, esterno croato arrivato in estate dalla Dinamo Zagabria, non ha grande esperienza internazionale ed a livello tattico, ha pochissime partite disputate da vero riferimento offensivo. La partenza di Zaza inoltre, spinge la Juve ad un bivio tecnico-tattico molto importante: concentrarsi solo sul centrocampista o tornare sul mercato alla ricerca del quarto nome offensivo che nelle teste del trio Marotta-Agnelli-Paratici sarebbe dovuto essere Gabigol e che nelle scorse ore ha preferito l'offerta interista al fascino della vecchia signora?

La pianificazione del mercato è uno dei fiori all'occhiello della nuova triade in capo alla squadra juventina. Tutti i colpi estivi sono stati messi a disposizione di Allegri con relativa tempestività, per non dar vita ad aste sul fronte del mercato e per non perdere allenamenti preziosi che dal punto di vista del rendimento si sarebbero potuti trasformare in eventuali punti persi nelle prime due giornate di campionato.

Ma ora il tempo stringe e se da una parte era impensabile rifiutare l'offerta del West Ham per l'attaccante lucano, dall'altra si apre il fronte della ricerca del suo sostituto.

La storia insegna che i colpi messi a punto negli ultimissimi giorni di mercato, non sempre si sono rivelati azzeccati. Hernanes, che lo scorso anno arrivò a ridosso della chiusura della finestra estiva, non ha dato il contributo tecnico sperato e quest'anno, il suo ingaggio unito ad una sfiducia tecnica, costituirà una delle gatte da pelare più spinose per Marotta&co. Segno che comprare di fretta può poi rivelarsi un cattivo affare di lì a poco.

Ma cosa offre il mercato?



venerdì 26 agosto 2016

Tg Bar Sport - 23-25 Agosto

Tg Bar Sport ritorna per offrirvi gli highlights di questa 3 giorni di coppe appena trascorsa.

Non dimenticate di seguire la nostra pagina Facebook per non perdere l'appuntamento con l'unico tg che vi offre tutto il calcio europeo e mondiale in 1 solo click!

Consentiteci, almeno per questa volta, di partire con la coppa meno importante tra le 2 esistenti:

lunedì 22 agosto 2016

Tg Bar Sport - 19-21 Agosto

Liga, ma soprattutto Serie A, sono le new entry di questa terza edizione del nostro #TgBarSport che vi mette a disposizione gli highlights di TUTTI i più importanti match europei in un'unica pagina e con un solo click.

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domenica 24 luglio 2016

Romanzo Juve - Higuaìn - L'attacco all'argentino

Clicca qui per leggere la prima parte


Domenica 17 Luglio. Milano.

"Beppe De Laurentiis non ne vuole sapere di trattare. Domani che intendi fare?"

"Nulla Andrea. Domani io e Fabio non dobbiamo assolutamente fare nulla. Se non facciamo nulla sarà De-La a venire da noi. Ed anche se non verrà da noi, dovrà comunque parlare alla stampa ed al popolo napoletano. Noi invece non abbiamo nessun obbligo. Aspettiamo e vediamo cosa dichiarerà De Laurentiis. Se attacca, noi incassiamo. Se si difende, noi attacchiamo".

"Non ti seguo molto Beppe, ma va bene."

venerdì 22 luglio 2016

International Champions Cup - Prove tecniche di Eurolega

Tra poche ore Manchester United e Borussia Dortmund si sfideranno nella prima di una serie di oltre 20 amichevoli di lusso che rientrano nel calendario degli eventi della International Champions Cup.

Nata 13 anni fa per iniziativa di Relevent Sport, la manifestazione è alla sua nona edizione e vede tra le partecipanti, suddivise in gironcini che si disputeranno in diverse aree del mondo, tutti i club di spicco del calcio europeo.

lunedì 18 luglio 2016

Romanzo Juve - Higuaìn - La strategia bianconera

1 Luglio 2016. Torino


"Pavel sono Beppe".

"Beppe ciao, dimmi tutto..."

"Pavel hai sentito cosa ha detto il fratello di Higuaìn? Non vuole rinnovare il contratto..."

"Si ho sentito"

"Senti allora stavo pensando che...anzi...facciamo così chiamo Fabio Paratici e Andrea Agnelli. Ci mangiamo una pizza stasera e ragioniamo un attimo, ok?"

"Va bene Beppe".

giovedì 14 luglio 2016

Ritratti - Mino Raiola

Risulta impossibile parlare di Mino Raiola senza ricorrere alle parole del numero 1 dei calciatori attualmente presenti nella sua scuderia: Zlatan Ibrahimovic.

In "Io Ibra" il campione svedese racconta diversi episodi del suo rapporto professionale che hanno coinvolto anche l'arcinoto agente nato a Nocera Inferiore e cresciuto ad Haarlem in olanda.

Tra questi ve n'è uno particolarmente divertente che descrive l'uomo Raiola.

Zlatan Ibrahimovic è da 1 anno alla Juventus. Mino Raiola ha già contattato l'allora capo della dirigenza sportiva juventina Luciano Moggi per ottenere un rinnovo del contratto del suo assistito a condizioni economiche migliori rispetto alle precedenti.

Avevo con me Mino, e Mino non è precisamente uno che s’inchina.
È matto come un cavallo. Entrò nell’ufficio di Moggi e andò a sedersi al suo posto con i piedi sulla scrivania, come se fosse a casa sua.
«Oh!» gli feci, «lui sarà qui a momenti, stai buono. Siediti qui con me.»
«Va’ a farti fottere e stattene tranquillo» mi rispose, e in realtà non mi aspettavo niente di diverso.
Mino è fatto così, ma ormai sapevo che a trattare è un genio. Un vero maestro. Eppure temevo che potesse rovinarmi le cose, e quasi mi sentii male quando Moggi entrò, con il suo sigaro e tutto il resto, e ruggì:
 «Ma che cavolo ci fai, lì al mio posto?».
«Siediti e cominciamo a discutere.» Ovviamente Mino sapeva quel che faceva, si conoscevano bene, lui e Moggi.

martedì 21 giugno 2016

Focus mercato Juve - Andre Gomes e Kovacic valgono Pogba?

L'aria sa di trasferimento. O meglio questo è quello che le parole di Mino Raiola, sulle quali va detto che possiamo contare come sull'aiuto di un giuda, lasciano pensare.

Come andrà a finire la vicenda Pogba non lo sappiamo. Ciò che possiamo fare è immaginare una Juve senza Pogba ma con un centinaio di milioni di euro cash sul conto. Obiettivo? Rimpiazzare Pogba, possibilmente aumentando il livello tecnico della rosa a disposizione di Allegri.


sabato 4 giugno 2016

Quel maledetto diritto di recompra - Morata

Ai tifosi juventini questo che scrivo sembrerà di un editoriale ingrato.

Si perchè quando vinci 5 scudetti di fila non puoi scrivere dell'unico colpo di mercato che la Juve potrebbe aver sbagliato in 5 anni di calciomercato.

Per dare il giusto merito alla dirigenza juventina occorre ricordare che la chiave di 5 anni di scudetti di fila sono stati i 2 allenatori (Allegri e Conte) e giocatori del calibro di Paul Pogba (arrivato alla Juve per 0 euro), Andrea Pirlo (anch'egli alla Juve per 0 euro), Arturo Vidal (comprato per 12 milioni e rivenduto per 35 l'estate scorsa), Carlos Tevez (preso tra mille dubbi per 12 milioni di euro), Andrea Barzagli (preso per 600.000 euro), Coman (preso a 0 e ormai venduto per 27 milioni di euro), Llorente (preso a 0, spremuto e svincolato in seguito all'arrivo di Mandzukic), Evra (preso per 1.5 milioni di euro), Caseres e Lichtsteiner presi con formule di pagamento triennali, Khedira (svincolato).


A fronte di queste magie di mercato fatte con esborsi quasi ridicoli, la Juve ha confermato la propria capacità di operare chirurgicamente e soprattutto bene assicurandosi per grosse somme, giocatori che poi si sono resi altrettanto indispensabili per rinnovare la rosa restando vincenti, come Alex Sandro (26 milioni di euro), Mandzukic (19 milioni) e Dybala (circa 40 milioni).



Ma c'è 1 giocatore che forse potrebbe cancellare 5 anni di mercato da oscar o comunque far calare la media voto della nuova triade dirigenziale composta da Marotta, Paratici ed Agnelli: Alvaro Morata.

Morata arriva alla Juve dal Real Madrid per 20 milioni di euro. All'interno del contratto di cessione viene inserita una clausola di "recompra" per la quale la Juve è obbligata a ri-cedere il giocatore al Real Madrid, qualora i blancos entro 2 stagioni sportive fossero interessati, ad una cifra NON superiore ai 30 milioni di euro. Essenzialmente la Juve si assicura il giocatore ed un eventuale premio di valorizzazione non superiore a 10 milioni di euro.

Morata fatica ad inserirsi, dopodichè esplode segnando reti pesantissime come il gol che consente alla Juve di espugnare l'Ethiad Stadium di Manchester rimontando lo svantaggio iniziale a firma di Vincent Kompany.

Morata si eclissa per qualche mese, dopodichè torna e regala gol e coppe alla Juve. Suo infatti è il gol che regala pochi giorni fa, la seconda Coppa Italia di fila alla squadra bianconera. Al termine delle 2 stagioni sportive, le presenze dello spagnolo saranno 93 con 27 reti in partite ufficiali.



I riflettori si accendono su di lui. Allegri in tv ne esalta le qualità tecnico tattiche in un passaggio dell'intervista per "The Club" su Sky ma, da Fazio a "Che tempo che fa"  esprime i suoi dubbi sulla permanenza alla Juve dell'attaccande lasciando intendere che il talento spagnolo sia destinato a tornare a Madrid per poi ripartire immediatamente alla volta di Londra, quartiere Arsenal, agli ordini di Arsene Wenger per formare un trio d'attacco con Sanchez e Xhaka (neo-acquisto dei gunners).




L'eventuale partenza di Morata non sarà un dramma per le casse bianconere e per le sorti della squadra. Entreranno pur sempre 30 milioni di euro che potranno essere reinvestiti su qualche altro attaccante, ma il dubbio resta: Marotta ha giocato bene la partita Morata 2 estati fa o è finito per fare il gioco del Real Madrid regalando ad una contendente per la Champions almeno 30 milioni di euro di plusvalenza? (i 40 di vendita - i 10 riconosciuti alla Juve).

Siamo sicuri che una squadra economicamente forte come la Juventus faccia bene ad accettare passivamente trasferimenti di giocatori vincolati da clausole come il diritto di recompra?

A condurre le trattative di mercato ci sono pur sempre uomini. E mai come in questo caso visto lo storico elencato, c'è da aggiungere l'aggettivo "competenti". Ma gli uomini non sono infallibili e forse, in questo caso, la dirigenza juventina ha commesso un errore accettando una clausola che spesso viene imbracciata da squadre di medio-basso peso finanziario che contano su questo genere di pratiche per assicurarsi denaro fondamentale per la loro esistenza.

A Vinovo si guarda al futuro con coscienza dei propri mezzi. E se Morata andrà via qualcuno sentirà di aver imparato una lezione.
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