Il Napoli visto in campionato post eliminazione dalla Champions è stato un Napoli spumeggiante, tecnicamente eccellente e capace di far girare la testa a qualunque avversario. Il gap finale ci dice che la differenza con la Juve è stata di soli 5 punti, con una Roma arrivata seconda sul filo di lana con 1 solo punto in più rispetto ai partenopei.
Il lavoro fatto da Sarri, che ha permesso al Napoli di fare per il secondo anno consecutivo il record di punti in campionato e di terminare la stagione con il miglior attacco dell'intera Serie A, è noto a tutti.
Mertens centrovanti in grado di segnare 28 reti e di fornire 9 assist, Insigne, che la scorsa estate veniva invitato da De Laurentiis ad andare al mare invece di chiedere rinnovi contrattuali da 5 milioni netti all'anno, ha chiuso la stagione con 18 reti e 9 assist. Callejon ha dimostrato per l'ennesimo anno di poter conservare una forma fisica perfetta per oltre 50 partite.
Hamsik ha spadroneggiato a centrocampo chiudendo con un bottino di 12 reti e 10 assist. I nuovi innesti in mediana hanno portato a casa una stagione brillante. Diawara, giovanissimo, ha scalzato quasi da subito Allan nelle gerarchie di Sarri. Il barone Zielinski è venuto fuori nella seconda parte del campionato con un bagaglio tecnico e tattico degno di questo Napoli.
Rog, acquistato lo scorso anno per una cifra ballerina attorno ai 20 milioni di euro, ha fornito prestazioni convincenti ed è atteso il prossimo anno ad una conferma supportata da maggiore costanza di rendimento e spazio nelle scelte di Sarri.
Il Milik visto pre-infortunio dava tutta l'idea di essere il centroavanti giusto per il Napoli e soltanto un crociato saltato in Nazionale lo ha privato di un posto da leader in una stagione stellare.
In difesa Koulibaly è maturato moltissimo seppur conservando il suo stile di difesa incline al rischio costante che però, e di questo gliene do atto con una sorta di mea culpa, è riuscito quasi sempre a stoppare i grandi centroavanti ammirati proprio nell'ultima stagione di A. Tonelli e Maksimovic, arrivati la scorsa estate non hanno regalato picchi prestazionali degni di nota, ma vista la moria di difensori centrali, già non aver fatto danni è un bel risultato.
Ciò che al Napoli è mancato, in alcune partite, è stata un po' di fortuna, un portiere e forse una mini variante tattica in grado di modellarsi maggiormente sulle caratteristiche dell'avversario. Obiettivi sui quali Sarri potrà lavorare nel ritiro estivo che inizierà in anticipo rispetto alle altre squadre per via dell'appuntamento critico col preliminare di Champions di fine estate.
Già: la Champions.
E se il Napoli decidesse, per un solo anno, di concentrarsi solo e soltanto sul campionato?
Analizziamo il quadro italiano: la Juventus dopo 6 titoli interni è interamente concentrata sulla coppa dalle grandi orecchie. Gli sforzi più importanti saranno richiesti alla squadra per raggiungere un'altra finale e tentare di invertire il trend degli ultimi decenni nelle finali europee.
Milan e Inter sono in fase di rifondazione, così come la Roma che dovrà trovare la quadra del cerchio con un nuovo Ds, un nuovo allenatore ed un mercato travagliato.
Il quadro interno dunque, vede il solo Napoli tranquillo del fatto suo e capace di poter organizzare un mercato fatto di pochi nomi (1 portiere, 2 terzini e 1 esterno offensivo destro) ma buoni, per puntellare la rosa ed arrivare a disporre di 2 alternative valide in tutti i settori del campo. Le risorse richieste inoltre, potrebbero arrivare da una annata super dal punto di vista finanziario, culminata con un fatturato da oltre 300 milioni di euro, influenzato si dalle partenze di Higuaìn e Gabbiadini, ma replicabile almeno in parte se la banda di Sarri riuscirà ad accedere alla fase a gironi di coppa.
Poi però, visto il cambio di regolamento europeo che garantirà l'accesso diretto ai gironi a ben 4 squadre italiane, Sarri potrebbe spostare il focus sulla competizione interna lanciando la grande sfida ai bianconeri verso uno Scudetto che tutta Napoli vorrebbe conquistare e che Sarri potrebbe garantire come culmine di un triennio fatto di bel gioco, emozioni e grandi traguardi intermedi ma scarno di titoli.
Se poi l'appuntamento con la Champions non dovesse andare in porto per via della solita maledizione-preliminari, allora non ci potrebbero essere dubbi. L'Europa League è in grado di garantire un terzo dei ricavi della Champions a fronte di trasferte possibili ai limiti dell'imbarazzante.
Sollevare la seconda coppa europea potrebbe essere affascinante ma, vista la condizione particolare della prossima stagione, anche un costo sopportabile in cambio di un one shot in campionato.
La scelta di tralasciare le coppe è una scelta controintuitiva, difficile da capire da parte del tifoso ma potrebbe pagare nel lungo periodo.
Se voi foste nella dirigenza del Napoli, che decisione prendereste per la prossima stagione?
18 Luglio 1986. Per gli amanti dei colori rossoneri questa di cui vi parlo è una data importantissima. Con un numero che anticipa di 20 anni qualunque genere di studio sull'efficacia della comunicazione, Silvio Berlusconi atterra "sul Milan" all'arena civica di Milano, da nuovo presidente del Milan.
Berlusconi, parlando del "suo" nuovo Milan, pronuncia due paroline che segneranno la sua presidenza ma anche il calcio italiano. "Bel giuoco". Silvio Berlusconi vuole che il suo Milan vinca in campo possibilmente giocando bene al pallone, cosicchè ogni tifoso del Milan possa sentirsi appagato doppiamente dal risultato e dallo spettacolo visto in campo.
Il concetto di "bel giuoco" ripetuto da Silvio Berlusconi anche nelle ultimissime dichiarazioni video riguardo la compravendita del Milan, è stato ripreso in tutto il mondo, con varianti cicliche proprie delle squadre in grado di vincere regalando spettacolo. Il "tiki taka" del Barcellona ne è l'ultimo esempio.
Ma a 30 anni da quel giorno e ad 1 mese e mezzo dall'inizio dei maggiori campionati continentali, quali sono le squadre delle quali il "bel giuoco" di Silvio Berlusconi andrebbe fiero?
In Europa sono solo 2 le formazioni che mediamente hanno vinto e regalato spettacolo a livello di gioco espresso: Barcellona e Manchester City.
I blaugrana di Messi Suarez e Neymar, con quest'ultimo rientrato solo da poche settimane dal periodo estivo caratterizzato dalla partecipazione alle Olimpiadi brasiliane, supportati da un "discreto" centrocampo affollato da gente come Rakitic, Iniesta, Busquets, André Gomes etc, hanno inanellato una serie di successi roboanti che vanno dallo 0-3 rifilato al Siviglia in Supercoppa e che passano per 7-0 di Champions contro il Celtic fino all'ultimo 0-5 rifilato al Gijon. Gli unici stop di stagione sono arrivati contro l'Alaves in una stranissima sconfitta interna e contro l'Atletico Madrid del Cholo Simeone, vera bestia nera dei blaugrana, che comunque non è riuscito ad andare oltre ad un 1-1.
La squadra di Luis Enrique, nonostante non abbia modificato di molto gli schemi di gioco dei suoi predecessori e di quel Guardiola che fu capostipite del moderno tiki taka, continua ad essere un gradino sopra tutti in quanto a costruzione della manovra, passaggi andati a buon fine e gesti tecnici da applausi. Il trio là davanti aiuta, ma le reti di Rakitic Rafinha e Arda Turan, tutti a quota 2 in campionato, dimostrano come quello del Barcellona tenda sempre più ad essere un gioco corale e non la sola espressione dei 3 tenori d'attacco.
L'altra squadra del "bel giuoco" invece, è proprio la nuova compagine guidata da quel Guardiola che di tiki taka se ne intende: il Manchester City. Al termine dell'ennesima campagna acquisti faraonica quella imbastita da Pep Guardiola è una squadra votata all'attacco attraverso una fitta rete di passaggi orchestrata da almeno 6 degli 11 uomini in campo, dotati di grandissime doti tecniche. Con l'1-3 rifilato allo Swansea di Guidolin, il Manchester City è a quota 10 vittorie su 10 partite ufficiali disputate. Un percorso netto che al momento vale 4 punti di vantaggio sulla seconda in Premier e la vetta del girone di Champions.
Sebbene l'ultima vittoria contro i gallesi sia arrivata al termine di una prestazione che per soli 45' minuti è stata degna delle prestazioni passate dei citizens, la squadra di Guardiola ha dimostrato nel corso di questo mese e mezzo di impegni ufficiali, di scendere in campo per prendere il controllo del match, qualunque sia l'avversario. Una fitta rete di passaggi è la chiave che consente ai citizens di mettere un uomo davani al portiere pressochè sempre, ricordando proprio il tiki taka storico del Barcellona.
Ma si sa: gli inglesi sono gelosi della propria lingua e guai a voi se per riferirvi al gioco di Guardiola usate espressioni diverse da quella coniata qualche tempo fa dai tabloid di sua maesta: the "recital".
E in Italia?
Le 6 giornate di campionato disputatesi hanno evidenziato bellezze e lacune delle pretendenti allo Scudetto 2016-17.
La Juventus di Allegri non ha sin qui espresso un gioco degno di nota. L'ultima vittoria arrivata contro il Palermo ne è il sintomo. La Juve fatica a connettere difesa ed attacco per via di un centrocampo che al momento non è in grado di esprimere valori di gioco importanti. L'inserimento di Pjanic va avanti a rilento. Asamoah ha alternato prestazioni importanti a gravi svarioni come in occasione del gol del pareggio contro l'Inter. Lemina è un giocatore ancora tutto da scoprire e paradossalmente, con l'ultimo infortunio del ghanese, le sorti del centrocampo potrebbero ricadere su quell'Hernanes tanto bistrattato dalla tifoseria ma che sembra aver fatto pace con l'ambiente con un mix di buone prestazioni e buone dichiarazioni stampa.
Gli esterni di Allegri regalano gioie e dolori. Se da una parte il solito straripante Alex Sandro è in grado di partorire azioni importanti, dall'altra parte c'è un Dani Alves che tatticamente fatica a coprire sia la fase offensiva in modo ordinato, sia quella difensiva in qualunque modo possibile. Allegri dovrà lavorare tanto. La Juve quasi mai si è contraddistinta per "bel giuoco" ma i valori tecnici di quest'anno lasciano intendere che se dovesse essere raggiunta l'intesa tra i 3 reparti, la manovra che ne verrebbe fuori sarebbe davvero interessante e probabilmente degna di quelle due paroline..
A Napoli invece il bel giuoco non manca. Quasi mai. Nell'ultima vittoria interna contro il Chievo, formazione sempre ostica da affrontare, gli uomini di Sarri hanno messo in scena uno show. Uno show dove se si guarda al solo movimento del pallone si rischia di non apprezzare il movimento degli attori, forse ancora più bello del giropalla stesso. Gli uomini di Sarri volano, combinano tra di loro e costruiscono triangoli di passaggio i cui vertici ruotano ad ogni scambio di palla, mandando in tilt le difese avversarie. La tecnica è chiara: Sarri vuole trarre vantaggio dagli accoppiamenti in marcatura che le squadre avversarie costituiscono, ma che saltano quando il posto dell'uomo da marcare, viene preso dalla mezz'ala con la quale ha appena scambiato. Nel momento di indecisione e di scambio di marcatore, il Napoli gongola e riesce a trovare l'imbucata in grado di mettere in porta la punta, l'ala opposta o la mezz'ala che taglia verso il centro dell'area.
Quando tutto ciò accade, c'è ben poco da fare per gli avversari se non sperare che la palla termini fuori. Sarri, che spesso ha dichiarato di non puntare al bel gioco ma alla concretezza dei concetti tattici che impartisce ai suoi uomini, è l'uomo al comando dell'attuale più bella manovra del calcio italiano. Il tutto vale 1 punto in meno della Juventus al momento, ma in futuro chissà.
L'Inter di de Boer a livello di gioco in campionato, esprime il più logico dei risultati possibili quando in campo ci sono giocatori tecnicamente dotati come Icardi, Perisic, Candreva, Banega e Joao Mario. 5 uomini in grado di toccare il pallone per bene, non si vedevano tutti insieme in campo, forse dai tempi dell'Inter del triplete. Ma la manovra e l'impronta di de Boer ancora non c'è. L'Inter raggiunge i risultati per via delle individualità spiccate dei suoi uomini più importanti e fatica quando 1 o più tenori non sono in campo o sono in giornata no.
Vero è che con gli inserimenti di Miangue ed Ansaldi, in grado di effettuare una sovrapposizione passando alle spalle del compagno (cosa non proprio scontata quando in campo ci sono Santon e Nagatomo), potrebbe dare all'Inter altri 2 uomini importanti a livello di manovra in grado di offrire sbocchi di gioco. Il cantiere è aperto, ma per adesso ad Appiano il bel giuoco è tutto fuorchè un motivo di cruccio.
La Roma di Spalletti invece è la più grande incognita del campionato italiano. I risultati non sono propriamente i migliori nè in Italia nè in Europa. La manovra offre qualche segnale ma la discontinuità regna sovrana.
La Roma è in grado di partorire trame di gioco veloci che ribaltano il fronte d'attacco in maniera chirurgica, a palle lanciate nel vuoto verso quell'oggetto indecifrabile che di cognome fa Dzeko. Il motivo di questa alternanza sta nell'assenza di riferimenti tecnici a centrocampo. Nel match contro il Torino, le palle lanciate nel vuoto da Fazio e Manolas testimoniamo più l'assenza di una linea mediana in grado di far avanzare la manovre che eventuali dettami di Spalletti. Giocare contro la Roma è "facile". Abidare a centrocampo non è una follia se serve per raddoppiare le 2 ali che fino a questo momento hanno maggiormente inciso sul gioco di Spalletti, ossia Salah e Perotti. Messe in difficoltà queste 2 fonti di pericolosità, il più è fatto e complice qualche svarione difensivo, è relativamente semplice imbastire occasioni da rete contro la Roma.
A Roma il bel giuoco lo si conosce, ma al momento...
Ed il Milan attuale ancora di Silvio Berlusconi? A casa Milan del "bel giuoco" è rimasto solo il ricordo. Il ricordo di quell'elicottero ricostruito in rete metalliche, che sulla musica della cavalcata delle valchirie, rimembra quel giorno di Luglio, quando tutto ebbe inizio...
Quello che ho visto andare in campo ieri sera in quel di Kiev è quello che definirei: il solito grande Napoli. Negli scorsi anni non mi sono contraddistinto con articoli ed opinioni positive nei confronti del Napoli. A fronte di un gioco a tratti bellissimo, vedevo una squadra che più che provarci fino in fondo ad essere una grande, provava a "copiare" le grandi. Intendiamoci: vincere nel calcio è una questione ormai di dettagli. Dettagli che spesso vanno oltre l'aspetto sportivo. Riuscire a pesare in maniera oggettiva quanto questa o quell'altra dichiarazione alla stampa, quanto questo o quell'altro accordo di rinnovo gestito durante l'anno, quanto questo o quell'altra gestione delle beghe interne o quanto avere un Presidente one man show possa influire in maniera positiva o negativa sul conseguimento dei risultati sportivi, è obiettivamente materia difficilissima. Ma ad un attento lettore non sarà sfuggito già a questo punto i motivi per cui ho citato questi aspetti. Quello che va in campo più o meno sempre da quando l'allenatore risponde al nome di Maurizio Sarri, è un Napoli sempre fresco a livello fisico e conscio dei propri mezzi a livello tecnico.
Il Napoli, se vogliamo, fa poche cose ma le fa in maniere perfetta dal punto di vista tattico sia dal punto di vista della velocità di esecuzione. Il Napoli utilizza Jorginho ed Hamsik tra le linee avversaria, come fonti di triangoli o ribaltamenti di fronte rapidi con i quali sorprendere i propri avversari. Il gioco spesso culmina con giocate dei propri esterni offensivi che si infilano negli spazi che le mezzali hanno saputo creare attirando su di se i marcatori avversari e creando a ridosso dell'area quei 5-6 metri di spazio in cui gettarsi alla ricerca della conclusione. Quando queste opzioni di gioco sono impraticabili, il Napoli allarga il gioco trovando sugli esterni Ghoulam e Hysaj dotati di tanta gamba ed un buon sano vecchio cross da proporre al centro dell'area.
Dal punto di vista difensivo il Napoli soffre alcune amnesie dei suoi terzini, spesso e volentieri però, appianate da un marcatore superbo come Koulibaly, in grado di intervenire in maniera pulita sul fulcro della manovra avversaria, stoppandola sul nascere. Il rendimento di Albiol spesso non è da livelli top. Questo per via del fatto che forse non sono ancora chiare le gerarchie di capo e spalla con il centrale franco-senegalese, che fino a qualche stagione fa recitava il ruolo di spalla ma che, complici prestazioni molto molto buone, ora si candida per il ruolo di capo della difesa pur peccando ancora, ad esempio, in quei movimenti di comando della linea che solo il tempo potrà insegnarli. Il sacrificio, la condizione fisica sempre eccellente, ma soprattutto un'ottima abnegazione difensiva della squadra che Sarri riesce ad esigere, fanno si che il Napoli abbia nelle proprie corde anche un buon potenziale difensivo.
Potenziale che ad onor del vero, il Napoli non riesce a trovare nelle prime partite stagionali, ma che lo scorso anno fruttò ben 7 partite di fila senza subire gol ed un totale di 32 reti subite in campionato, rispetto alle 20 della Juventus ed alle 54 dell'ultima stagione di Benitez.
Nel match andato in scena ieri sera c'è questo: il Napoli crea tanto, subisce per una marcatura blanda di Albiol,
continua a costruire e trova la prima rete di Milik su cross di Ghoulam e la rete del vantaggio su flipper in area creato da un cross, questa volta di Callejon e finalizzato dal solito Milik. Nel secondo tempo il Napoli cambia tema tattico complice la stanchezza degli avversari ed esplora quelle porzioni di campo tra le linee tanto congeniali alla squadra di Sarri. Hamsik comanda e dai suoi piedi arrivano gli assist per Mertens e per la conclusione personale che termina a lato. Quando lo slovacco esce il Napoli lo sostituisce con Zielinski che continua a lavorare tra le linee servendo l'assist per il palo di Mertens.
Finisce 1-2 per il Napoli che quest'anno è chiamato a concentrarsi solo ed esclusivamente sul campo, prestando però molte più attenzioni all'aspetto comunicativo dei suoi tesserati per non creare una sorta di nuvola fantozziana pronta a riversare sulla squadra una pioggia di critiche e di dichiarazioni di disturbo, in grado di privare l'ambiente di quella tranquillità e di quella spensieratezza di cui il Napoli ha bisogno per mettere in campo quelle prestazioni da solito grande Napoli...
Ritorna l'appuntamento con #TgBarSport, il primo format mono-click che vi regala tutti gli highlights dei più importanti campionati europei e non. Questo week end è ripartita anche la Bundesliga ed il quadro del calcio europeo può dirsi al completo. Seguite la nostra pagina Facebook per non perdere i prossimi appuntamenti con il nostro Tg, i nostri editoriali, i nostri sondaggi e le nostre rubriche video! ITALIA Seconda giornata per il campionato nostrano. Solito appuntamento di fine agosto che arriva prima della pausa nazionali. La Juventus vince a Roma contro la Lazio di Simone Inzaghi. 3 punti importantissimi in attesa del bel gioco, contro una Lazio gagliarda dal punto di vista difensivo che prende gol in occasione dell'unica disattenzione.
Tg Bar Sport ritorna per offrirvi gli highlights di questa 3 giorni di coppe appena trascorsa.
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Consentiteci, almeno per questa volta, di partire con la coppa meno importante tra le 2 esistenti:
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Secondo i bookmakers italici le probabilità che la Juventus si riconfermi Campione d'Italia per la sesta volta consecutiva, superano abbondantemente il 65%.
Ma se i bianconeri si presentano ai nastri di partenza della Serie A 2016-17 da assoluti favoriti, è interessante notare come alle loro spalle, la faccenda sia molto molto più complicata con il restante 35% da suddivedersi tra Roma, Napoli ed Inter.
Questo mese e mezzo di contrattazioni ufficiali a cui va aggiunto anche il mese di Giugno in cui i vari direttori sportivi si sono comunque mossi alla ricerca di rinforzi per la propria rosa, non ha regalato particolare gioie per le squadre che inseguono i bianconeri.
"Beppe De Laurentiis non ne vuole sapere di trattare. Domani che intendi fare?"
"Nulla Andrea. Domani io e Fabio non dobbiamo assolutamente fare nulla. Se non facciamo nulla sarà De-La a venire da noi. Ed anche se non verrà da noi, dovrà comunque parlare alla stampa ed al popolo napoletano. Noi invece non abbiamo nessun obbligo. Aspettiamo e vediamo cosa dichiarerà De Laurentiis. Se attacca, noi incassiamo. Se si difende, noi attacchiamo".
"Pavel sono Beppe". "Beppe ciao, dimmi tutto..." "Pavel hai sentito cosa ha detto il fratello di Higuaìn? Non vuole rinnovare il contratto..." "Si ho sentito" "Senti allora stavo pensando che...anzi...facciamo così chiamo Fabio Paratici e Andrea Agnelli. Ci mangiamo una pizza stasera e ragioniamo un attimo, ok?" "Va bene Beppe".
Hanno tenuto banco sulle prime pagine dei quotidiani sportivi italiani, le dichiarazioni rilasciate da Nicolas Higuaìn, fratello-manager del Pipita, che interrogato sulla posizione dell'attaccante del Napoli da una radio argentina, ha chiarito in forma inequivocabile che al momento non esiste nè una trattativa per il rinnovo nè la voglia del Pipita di rinnovare il contratto in scadenza nel 2018, con la società partenopea. Analizziamo la dichiarazione del fratello agente dell'attaccante del Napoli frase per frase e ricostruiamo la cronostoria che ha portato a queste parole che hanno messo in allarme la società azzurra, che mai come quest'anno, aveva la possibilità di affrontare una sessione di mercato tranquilla grazie alla seconda piazza in campionato che garantisce l'accesso diretto ai gironi di Champions League, con conseguenti danari da poter essere re-investiti sul mercato.