lunedì 6 febbraio 2017

8 fatti ed 8 foto che questa sessione di calciomercato ci ha regalato

"Moglie non ci sono per nessuno. NESSUNO. E' l'ultimo giorno di calciomercato. Una cosa seria. Se chiamano da lavoro di che sono a letto in pericolo di vita. Tanto la balla sarà solo quella del letto...perchè se sto qua non mi compra Barambani, la mia vita è davvero in pericolo".

Tanti di voi hanno vissuto un ultimo giorno di calciomercato così. I più nerd, aka celibi, scapoli e/o divorziati l'han vissuta uguale ma su SportItalia dove tra l'ultima idea di mercato e la bomba Tosotti-al-SanClemorciano, non sono mancati gli stacchi sulla fauna femminile appositamente scelta dal direttorissimo Criscitiello. Che magari di calciomercato ci capisce poco, ma in quanto a....come dire....bellezze naturali si muove come il più astuto dei Beppe Marotta.

Vi starete chiedendo: stai per regalarci la gallery definitiva delle grazie di casa SportItalia???




No. Ma eccovi i colpi più no-sense di questa 30 giorni di calciomercato appena concluso. E se avrete il coraggio di leggerla per intero, chissà che la gallery di cui sopra, non appaia magicamente.

1. Chengdong Zhang. No, non si tratta di un parente della dinastia che ha comprato l'Inter l'estate scorsa, ma di un attaccante cinese (che non segna da 2 anni) passato all'Hebei Fortune di Gervinho e Lavezzi per....20 milioni di euro. Si. 20 milioni di euro. Poco meno di Gagliardini. 

2. Odion Ighalo. Lo scorso anno se vi è capitato di scorrere la classifica dei marcatori di Premier League, non proprio l'ultimo dei campionati di periferia, vi sarete accorti che per più di un girone, il nigeriano del Watford ha guardato tutti dall'alto al basso. 15 reti per lui pronti via. Poi il declino, fino ad un inizio di stagione 2016-17 in cui per lui si sono aperte le porte della panchina a discapito di Stefano Okaka (avessi detto Maradona). Per lui il Changchun Yatai ha messo sul piatto 23 milioni di euro, subito accettati dalla famiglia Pozzo. Goodbye Odion, see you in China!

3. Helder Costa. Se io vi dicessi che una squadra di Championship (la nostra Serie B) ha appena speso 15 milioni di euro per assicurarsi un giocatore, mi credereste? Il fatto è che vi tocca credermi. Il Wolverhampton, attualmente 16esimo in Championship, ha fatto saltare il banco per l'ala sinistra portoghese con passaporto angolano. 15 milioni. 2 volte i danari spesi la scorsa estate in cartellini dall'intera Serie B italiana.

4. PSG. Il-vecchio-caro-PSG ha piazzato 3 colpi. Draxler, Guedes e Lo Celso. Un'ottantina di milioni sono partiti da Parigi con destinazione Wolfsburg, Benfica e Rosario Central per dare ad Emery 3 uomini con i quali sperare nella rimonta in campionato ed in un brillante cammino in Champions. Barcellona permettendo...

5. Crystal Palace. Terz'ultimo con 19 punti in Premier spende ulteriori 40 milioni di euro sul mercato per assicurarsi Schlupp, Milivojevic, Van Aanholt e Sakho. Con i 60 spesi in estate fanno un totale di 100 milioni investiti sul mercato per tirarsi via dalla lotta per la retrocessione. Un po' come in Italia...

6. Tianjin Quanjian. Non siamo difronte all'ultimo caso di follie cinesi. Ma l'acquisto di Witsel merita una mensione d'onore in questa top10. Quelli dello Zenit sono degli idioti. A Gennaio ci prendiamo Witsel per 3.000 lire. cit. tifoso medio juventino. Dalle parti di San Pietroburgo però forse già se la ghignavano, consapevoli che con i giusti agganci a Gennaio avrebbero potuto fare jackpot e con loro il centrocampista belga. Detto fatto. Più di 20 milioni in Russia per il suo cartellino nonostante la scadenza del contratto fosse prevista per il 31 Giugno di quest'anno. Si dice che l'offerta sia stata recapitata già nel periodo natalizio. Pare che sia arrivata con una slitta trainata da renne. Ah: Pato. 18 milioni al Villareal. Così... per non farsi mancare nulla.

7. Ligue 1. E' da giorni che gli addetti ai lavori si chiedono: ma per quale razza di motivo Depay e Payet sono andati in Francia? Di risposta c'è trovano una sola parola: boh. Tra minacce di autolesione del crociato e quant'altro Dimitri Payet ha lasciato il West Ham per andare al Marsiglia. Depay ha lasciato l'Old Trafford per trasferirsi al Lione. Non ci sarebbe nulla di male se non fosse che nessuna delle 2 piazze al momento lotta per palcoscenici importanti, essendo la Ligue 1 affare a tre tra Nizza, PSG e Monaco e la Champions lontana anni luce. Che si siano trasferiti con l'ambizione di rilanciarsi? Come sopra: boh.

8. Chelsea. Il lavoro assurdo di Antonio Conte sulla panchina dei blues ha fatto si che Abramovich operasse sul mercato per dare ancora più alternative all'ex ct della Nazionale. No. No....No. Via Oscar, via Obi Mikel, via Ivanovic. Dentro qualche giovane. Se non fossimo sicuri del contrario diremmo che qualcuno starebbe sabotando il lavoro del tecnico nostrano.

Siete sopravvissuti a queste fantastiche operazioni di mercato? No? Avete chiesto la mascherina per l'ossigeno? Tranquilli, vi servirà.

Eccovi 8 buone ragioni per cui tutto sommato questa sessione di calciomercato è valso la pena viverla. Dio benedica gli affari pallonari...e la fauna di SportItalia.










Per AG90

Marco Pasqua

In my mind - Mario Mandzukic

Chi credevate che fossi?

Chi pensavate di aver comprato due estati fa?

Perchè puntavate il dito verso di me durante il periodo nero?

Dicono che io abbia la guerra in testa. A dire il vero basta avere un cognome che termina con una desinenza tipica dei balcani, per rientrare tra coloro che hanno "la guerra in testa". A me però la guerra fa schifo.

Io dalla guerra sono scappato perchè non c'è niente di bello in una guerra. Non ci sono valori che ti possa insegnare. Non c'è orgoglio, carattere o mente che possa essere forgiata quando due uomini della stessa razza imbracciano un fucile al mattino per uccidersi a vicenda.

Quindi per piacere: piantatela con la storia della guerra.

Il mio si chiama agonismo. Spirito di sacrificio. Testa.

La vostra si chiama ignoranza. Spesso mischiata con dell'ipocrisia.

A Wolfsburg, quando Dzeko era la punta inamovibile, io giocavo esterno di sinistra nel 433 di McClaren. E lo facevo bene.

Dovete spiegarmi per quale motivo uno come me non può essere capace con la palla tra i piedi o non può dare il suo contributo da punta esterna. Non ci riuscite? Ecco appunto.

In quegli anni lì ho faticato. Perchè quando McClaren è andato via e sulla panchina sono arrivati uomini carichi di pregiudizi nei miei confronti, ho dovuto giocare in tutti i ruoli possibili tranne il portiere. E chissà perchè era sempre a me che chiedevano di segnare. Di rientrare in difesa a fare pressing a rotta di collo e di ritrovarmi 5 secondi ed 80mt dopo nella mia area per chiudere l'azione con un gol. Ma io lo facevo. Con i miei limiti. Quelli di un umano. Ma lo facevo.

Quando mi hanno schierato da seconda punta, nello stesso modulo di gioco che Mister Allegri sta usando in queste ultime partite, io ho dato l'anima sul campo. E quando ti schierano da seconda punta i compiti sono talmente tanti che un perfino un allenatore, un vero allenatore, sa che segnare viene prima di 200 altre cose.

A Wolfsburg tutti mi elogiavano. Tutti mi dicevano "che uomo-squadra!". Poi però, quando mi sono trasferito a Monaco, tutti dicevano "ma tanto alla fine quanti gol faceva??".

A Monaco ho fatto 15 gol il primo anno. Quello del triplete. Quello che nella mia testa resterà l'anno perfetto di quelli che non fanno copertina. Tutti ricordano il gol di Robben in finale contro il Borussia. Nessuno si ricorda chi ha fatto il primo gol. E quanti di voi, lor signori, ricordano chi c'era sulla panchina bavarese quell'anno?

Mr.Heynckes io lo ricordo bene. Erano gli anni del calcio totale. Guardiola, già Guardiola, aveva lasciato la panchina del Barcellona e se non giocavi come loro non eri nessuno. Non dovevi competere. Dovevi farti da parte. Sette. Tra andata e ritorno ne segnammo 7 a quel Barcellona e c'andammo a prendere la coppa contro il Borussia.

L'anno dopo arrivò Guardiola al Bayern e lì già sapevo come sarebbe andata a finire. Saremmo tornati a parlare di quanti gol segni e poco altro. Ne feci 26. Non bastarono.

Dovevo fare il centravanti. Finalizzare l'azione. Poi però ero "inutile per la squadra" quando col Real Madrid ne prendemmo 5 con la difesa schierata sulla trequarti avversaria.

Qualcuno doveva pagare. E con Lewandoski in arrivo, secondo voi a chi toccò?

Mi mandarono da Simeone in un Atletico gagliardo. Ne feci 17 con 5 assist e portai a casa una valanga di cartellini. Il Cholo era un allenatore di quelli che non avevo mai sperimentato. Ero convinto che la notte prima della partita entrasse nelle nostre camere per legarci dei fili buoni per poterci muovere sul campo direttamente dalla panchina. Ogni rimessa laterale sembrava l'azione delle azioni di una finale di coppa. Bisognava chiudere se difendevamo e dare l'anima per controllare quel pallone, se attaccavamo. Quell'anno chiudemmo terzi in campionato. E quel gol di Chicharito Hernandez in coppa fa ancora male. Ma vincemmo la Supercoppa. La buttai dentro io.

A fine anno non credevo di dover andar via.

"Pronto sono Marotta dalla Juventus". L'Italia? La Serie A? "Saresti perfetto per noi". Voi? Non so cosa accadde ma senza che me ne accorgessi ero in posa davanti alla clinica della Juve per le visite mediche.

Quando arrivai indovinate un po' di chi si parlava? Dzeko. Ma come: ancora Dzeko?

"Colpo Roma: preso Dzeko!". Ehilà ci sarei anch'io. Non sono l'ultimo degli stronzi. No?

A fine anno mezzo Juventus Stadium era con me, ed io con loro, a festeggiare assieme campionato e coppa Italia. Dzeko era ancora abbracciato al palo a pensare all'occasione sbagliata contro il Palermo.

Hey Edin scusa.

Quest'anno l'aria era strana. Avevamo già vinto in partenza contro tutti in campionato. E allora non capisco cos'altro avremmo dovuto fare. In Coppa ne fai assai alle squadre materasso e non basta. Chiudi primo il girone e non basta. A Novembre devi già essere il Barcellona. Senza sapere che anche se ti chiami Barcellona non è detto che poi non te ne diano 7. E siccome io stavo dalla parte giusta quella volta, non è che mi garbasse l'idea di essere bello come il Barcellona.

"Higuaìn scanserà Mandzukic nelle gerarchie". Eh già. Il posto se l'è guadagnato spesso e con facilità Gonzalo. Non mi fraintendete. Remiamo assieme per lo stesso obiettivo. Ma se vuoi il mio posto devi sudare più di me. In quel caso prego, mi faccio da parte.





Allegri viene da me un giorno e mi chiede:

"Mariooo..."

"Dimmi Mister.."

"Stavo pensando..."

-Merda-

"Dato che sei in formaaaa...ti vorresti prendere la fascia a sinistra? Ti vorrei esterno offensivo ma poi... poi devi tornare e difendere eh".

-Allora Mister. Innanzitutto quando mai non sono stato in forma io eh? Mi vuoi esterno offensivo e devo fare il mio in difesa. Ma perchè fino ad ora ero la boa??-

"Va bene Mister. Mi dice quello che devo fare e io lo faccio.."

"Grazie Mario. Oh Mario l'ultima cosa...In Italia se non parlano di te è un bene. Vuol dire che fai cose che i giornalisti non capiscono e le fai bene. E in Italia, come nella vita, se fai bene qualcosa di difficile, non fa notizia..."


Mi chiamo Mario Mandzukic, la vita me la sono sempre guadagnata e gioco al calcio per non fare notizia


Per AG90

Marco Pasqua




giovedì 19 gennaio 2017

Non fermate il mercato cinese!

Diciamoci la verità: senza le faraoniche trattative tra le squadre cinesi ed i club europei, la sessione invernale di calciomercato sarebbe soltanto una finestra di mercato in cui le seconde o terze scelte, cambiano club sperando di trovare più spazio oppure la finestra di mercato in cui le squadre che sono riuscite a fare un girone d'andata sopra le righe, tentano di massimizzare le proprie "stelle" vendendole a peso d'oro alle big in difficoltà.

Ma da 2 anni ormai la sessione di mercato invernale è bella o brutta, a seconda del proprio pensiero circa il mercato cinese, quanto quella estiva.

In principio furono Drogba, Diamanti e Gilardino e Marcello Lippi. Lo scorso anno fu quello di Guarin, di Ramires, di Lavezzi, di Gervinho ma anche quello di Luiz Adriano, unico caso nella breve storia del mercato cinese, di giocatore che parte verso la Cina, sbarca, ma non firma il contratto.

La sessione di quest'anno ha già regalato diversi colpi. Tevez, Witsel, Oscar e Obi Mikel hanno già fatto le valigie e raggiunto i ritiri delle loro nuove squadre cinesi. Kalinic potrebbe farle a breve e per ogni trattativa in essere, v'è sempre da registrare l'interesse di una franchigia cinese, pronta ad accaparrarsi giocatori da ogni club europeo.

Nei giorni scorsi alcune fonti di stampa hanno ipotizzato l'avvio di un processo di riforma del mercato calcistico cinese, in grado di mettere freno alle spese faraoniche sostenute dai club per far sbarcare all'ombra del dragone, le stelle del calcio europeo.

Ma siamo davvero convinti che limitare quel mercato sia un bene?

Quelle che seguono sono una serie di ragioni per le quali non dovremmo sperare in una regolamentazione delle spese, altresì definita come salary cap o fair play finanziario made in china:

1) Il campionato cinese ha avuto il merito di creare un mercato per cartellini che in Europa si sarebbero deprezzati fino al valore di 0. Non vi è infatti nessuna squadra che al termine dell'Europeo della scorsa estate sarebbe stata disponibile a versare 15 milioni di euro per assicurarsi le prestazioni di Graziano Pellè, ex bomber della nazionale italiana. Senza il campionato cinese, il suo cartellino si sarebbe via via deprezzato ed al suo club di appartenenza (il Southampton) non sarebbe rimasto che tenersi in casa il bomber salentino o svincolarlo in stile Llorente-Juventus-Siviglia.

2) Il campionato cinese ha immesso nelle casse e nell'economia dei club europei, vagonate di quattrini utili come il pane in alcune occasioni. Senza i 13 milioni versati dallo Shanghai Shenhua per Guarin, l'Inter non avrebbe potuto acquistare Shaqiri (poi rivenduto a prezzo di costo). Senza la stessa somma incassata per la cessione di Gervinho, la Roma non si sarebbe potuta accaparrare Diego Perotti, esterno chiave della rinascita giallorossa dello scorso anno. La Fiorentina che pare essere in trattativa con il Tianjin Teda per la cessione di Kalinic, potrebbe registrare una plusvalenza enorme visti i 5 milioni versati al Dnipro 18 mesi fa ed i circa 45 disposti ad essere versati nelle casse gigliate per l'attaccante croato nel giro della nazionale. Il mercato cinese dunque spesso è in grado di fungere da stampella economica indiretta dei maggiori club internazionali

3) Non c'è motivo di credere che imporre un tetto si spesa per i cartellini o per gli ingaggi di una squadra cinese, possa funzionare per frenare la folle ascesa della China Super League. Al netto di ingaggi faraonici, il monte ingaggi di una franchigia cinese resta ben lontano da quello lordo di una grande squadra europea. La nuova squadra di Carlos Tevez, record-man d'ingaggio, ossia lo Shanghai Shenhua, difficilmente raggiungerà la quota di 70-75 milioni di euro di ingaggi all'anno a fronte dei 150 lordi circa riconosciuti dalla Juventus alla propria rosa. I livelli di tassazione cinesi non raggiungono la doppia cifra e, con il limite di 4 stranieri ed 1 asiatico, sono soltanto 5 le voci di ingaggio pesanti che spesso e volentieri una squadra cinese dovrà sopportare. Gli ingaggi delle stelle con gli occhi a mandorla, come per esempio Gao Lin, top scorer del Guangzhou Evergrande, non sfiorano il milione di euro, secondo diverse fonti. A conti fatti dunque ciò che una franchigia spende in salari è ancora irrilevante anche al netto di ingaggi faraonici come quello pattuito con l'ex stella della Juventus.

4) Per stringere un accordo è sempre necessario che due mani di persone diverse si tocchino. Una qualunque cifra frutto di uno scambio di beni o servizi è pur sempre determinata dall'intersezione tra la curva di domanda e quella d'offerta. Cosa significa? Significa che credere che un giocatore o una squadra abbiano le mani legate difronte ad 1 offerta è come bendarsi gli occhi col prosciutto! Se un giocatore dice di si ad un'offerta faraonica sarà stata una sua scelta, fatta nel pieno delle proprie facoltà mentali. Nessun emissario cinese, a quanto risulta, imperversa per l'Europa con una pistola da puntare alla tempia di un giocatore per convincerlo ad intraprendere un nuovo percorso professionale in Cina. I soldi affascinano tutti, questo è vero, ma in una transazione ad esito positivo, quasi nessuno fa un vero e proprio "sacrificio".

5) Che piaccia o meno il calcio è un business, e come in tutti i business, quando un nuovo mercato si affaccia è probabile che lo faccia con toni numeri e mani pesanti per un periodo iniziale. Sono quelli che in altri ambiti vengono definiti come costi di start-up. Il campionato cinese si sta collocando sullo scacchiere internazionale garantendosi attenzioni a suon di milioni di euro, peraltro ininfluenti visti i colossi che lo supportano. Quando in Italia avevamo i Moratti, i Berlusconi, i Cragnotti, Sensi, Cecchi Gori & co. che spendevano cifre folli per rinforzare le proprie squadre, dov'erano gli scontenti di oggi?

La Cina vuole crescere e per farlo, parallelamente ad una serie di iniziative interne, deve servirsi di "manovalanza" estera. Al netto dei 5 punti sopra-elencati come si può credere che gli effetti sul calcio nostrano, saranno negativi??





Antica Bottega Monaco - Gli affari di Dmitry Rybolovlev

Quando nel 2011 il magnate russo del potassio Dmitry Rybolovlev annunciò di aver acquisito il 66% delle quote del Monaco, la Francia si ritrovò a fare i conti con la seconda acquisizione estera di una sua squadra di calcio.

La storia del passaggio di quote del Monaco fece sollevare più di qualche ciglio vista l'acquisizione ancora fresca del PSG da parte del fondo Qatariota gestito dalla famiglia Al-Thani. Tutto sommato però, il Monaco galleggiava in acque non proprio di primo piano. La squadra era retrocessa in Ligue 2 e lo stadio che da anni ospitava la Supercoppa europea, di colpo, divenne la sede di match molto meno importanti dal punto di vista mediatico e sportivo, non solo europeo ma anche nazionale.

Quando Rybolovlev sbarcò nel principato monegasco i più pensarono ad un'operazione di esportazione di capitali dalla Russia verso il ben più sicuro enclave in terra francese. Altri invece, sulla base delle prime notizie reperite sul nuovo patron, videro nell'operazione un inizio di scalata verso le banche monegasche da parte dei magnati russi, vogliosi di trovare altri lidi in cui parcheggiare i loro profitti dopo aver quasi di fatto comprato l'intera Cipro in termini di banche, infrastrutture ed assets vantaggiosi.

Rybolovlev invece sbarcò a Monaco con l'idea che il calcio potesse essere un investimento profittevole. Un modo, come un altro, di remunerare il capitale attraverso una sana gestione aziendale ed un focus verso gli aspetti di gestione più moderni rispetto a quelli canonici.

In più il campionato francese, grazie proprio al lavoro fatto dal PSG, stava recuperando appeal, con tutto ciò che ne derivava dal punto di vista degli introiti. Insomma l'investimento sportivo era molto più allettante di qualunque altro fine immaginabile all'epoca.

Il 29 Maggio 2012 il patron russo decide di dare fuoco alle polveri ingaggiando Claudio Ranieri con un contratto biennale ed una precisa richiesta: riportare il Monaco in Ligue 1 il più preso possibile.

L'attuale tecnico delle foxes impiega 2 giornate in meno rispetto al calendario per ottenere la promozione. Il Monaco torna nella massima serie francese ed è esattamente in quel giorno che l'antica bottega Monaco inizia a lavorare in prospettiva.

Nell'estate del 2013 sbarcano a Monaco James Rodriguez, Ricardo Carvalho, Joao Moutinho, Eric Abidal, Jeremy Toulalan, Geoffry Kondogbia e Radamel Falcao per la cifra record di 62 milioni di euro.

Totale speso? Siamo ben oltre i 150 milioni di euro.

Il risultato della prima stagione di Ligue 1 è un fantastico secondo posto dietro il PSG che lancia il Monaco in Champions League.

La vetrina europea mette in luce alcuni dei talenti più importanti della squadra e, nonostante siano state formulate diverse ipotesi circa le cessioni condotte nel 2014, quella del Monaco è una scelta ben precisa: investire oggi per rivendere domani.

James Rodriguez, complice 1 annata pazzesca coronata con un Mondiale brasiliano di estrema qualità, terminato ai quarti contro il Brasile padrone di casa, lascia Monaco dopo soli 12 mesi ed i 70 milioni complessivi spesi per lui e Joao Moutinho, diventano 80 milioni incassati soltanto per la cessione del colombiano al Real Madrid.

Dopo 20 presenze ed 11 reti segnate ed un grave infortunio che non gli consentirà di guidare i cafeteros nella spedizione brasiliana, anche Radamel Falcao lascia Monaco.

Per lui infatti si fa vivo il Manchester United di Van Gaal che offre 12 milioni ai monegaschi per il prestito e ne pattuisce 55 per un eventuale successivo riscatto. L'attaccante colombiano non trova il feeling con il tecnico e la squadra e a fine anno, lascia i Red Devils avendo comunque sollevato il club monegasco del suo ingaggio da circa 20 milioni di euro a stagione.

Nell'estate del 2014 lascia Monaco anche quel promettente Emmanuel Riviere messosi in luce come seconda punta al fianco di Falcao e poi come prima punta monegasca, per una somma vicina ai 7 milioni di euro.

Il primo anno di Ligue 1 si chiude con un saldo positivo pari a circa 50 milioni di euro ovvero 1/3 di quanto speso nella stagione precedente.

Ma è il mercato estivo successivo, quello che infiamma le casse monegasche e conferisce splendore all'Antica bottega Monaco.

Di ritorno dal prestito, Falcao transita soltanto a Monaco, ripartendo verso il Chelsea di Mourinho. A Monaco arriva l'esonero dal pagamento dell'ingaggio ed altri 7 milioni più bonus per l'operazione di prestito, che secondo diversi media, pareggiano la spesa per il prestito sostenuta la stagione precedente dal Manchester United.

A lasciare Monaco con destinazione Manchester United, questa volta, è Anthony Martial, per una cifra vicina ai 50 milioni di euro fissi più altri 30 di bonus. Il mondo resta shockato ed il tanto agognato attaccante Mister X inseguito da Van Gaal si scopre essere proprio il giovane francese in forza al Monaco, che fino a quel momento non aveva propriamente brillato.

Geoffrey Kondogbia, arrivato per 20 milioni di euro dal Siviglia, attira su di se le attenzioni delle milanesi, e dopo un'asta al rialzo, sbarca a Milano sponda Inter per una cifra complessiva pari a 40 milioni di euro. Ritorno dell'investimento: +100%

Il PSG dominatore della Ligue 1 mette gli occhi sul terzino francese Layvin Kurzawa e dopo una trattativa lampo, se lo assicura per 25 milioni di euro. In questo caso la plusvalenza è totale visto che il polivalente terzino a Monaco era cresciuto con relativa trafila di giovanili.

L'Atletico di Simeone mette gli occhi sull'ala sinistra belga Yannick Carrasco ed anche in questo caso la disponibilità a cedere si manifesta tra i dirigenti del Monaco. In cambio di 17 milioni di euro, il belga diventa proprietà del cholo Simeone. Come per Kurzawa, la provenienza dalle giovanili monegasche assicura a Rybolovlev & co. una plusvalenza totale.

Aymen Abdennour dopo 14 mesi di esperienza monegasca è l'ennesima partenza di una campagna acquisti/cessioni da record. Pagato 13 milioni di euro, lascia Monaco per 22 milioni ed un biglietto per Valencia.

Per 7.5 milioni di euro Lucas Ocampos, oggi in forza al Genoa, lascia Monaco con destinazione Marsiglia facendo levitare il totale degli incassi estivi per la campagna 2014/15 ad una cifra monstre di 167 milioni di euro.

Il Monaco ne spende 96 per assicurarsi i rimpiazzi ed in meno di 2 stagioni, i 160 milioni spesi per posizionare la squadra sulla cartina delle potenze europee, rientrano per intero nelle tasche di Dmitry Rybolovlev.

Nella scorsa estate il Monaco chiude la campagna acquisti/cessioni con un deficit di 30 milioni di euro. Cifra che però non spaventa affatto la diligence monegasca in quanto:

- Radamel Falcao è tornato a ruggire avendo siglato già 10 reti in metà campionato.

- Guido Carrillo arrivato per 9 milioni di euro dall'Estudiantes, ne ha siglati già sette in campionato accendendo diversi fari sulla sua posizione.

- Thomas Levar, tuttocampista monegasco, è considerato da molti LA prossima stella monegasca, grazie ad una stagione da 8 reti e 3 assist

- Fabinho, infallibile rigorista, è ancora tra i pensieri di Mourinho che se vorrà portarlo a Manchester, dovrà reperire una cifra ben più alta rispetto ai 50 milioni di euro rifiutati dai monegaschi la scorsa stagione.

-Bernardo Silva, autore di una stagione pazzesca, sembra essere finito anch'egli sul taccuino di Mourinho pronto a spendere fino a 70 milioni di euro per assicurarsene le prestazioni.

- Secondo diverse fonti, il valore di mercato di Gabriel Boschilla è già triplicato rispetto ai 9 milioni di euro versati al Sao Paulo la scorsa stagione.

- Come se non bastasse, il Monaco è approdato agli ottavi di Champions ed insegue il Nizza al vertice della Ligue 1 con qualche speranza di vittoria in più rispetto agli scorsi anni, data dalla partenza un po' sbilenca del PSG privatosi di Zlatan Ibrahimovic.

La somma di questi fattori fa dell'antica bottega Monaco una delle maison più brillanti in Europa, in grado di scovare attraverso un intenso lavoro di scouting rivelato proprio dal patron Rybolovlev, i migliori talenti in tutti i campionati del globo. Questo "semplice" lavoro garantisce l'autosufficienza finanziaria alla squadra ma anche la bontà di quell'investimento profuso ormai 5 anni fa da uno sconosciuto magnate del potassio russo.






mercoledì 28 settembre 2016

Sognare, esultare, cantare - Leicester 1 Porto 0

Bar Sport presenta:

"Fischia. Fischia. Sei 30 secondi oltre, fischiaaa!"

Sono un tipo ansiogeno. Sono uno di quelli che prima di un esame universitario cammina su e giù per i corridoi del campus, cercando un po' di calma. Sono uno di quelli che se domani ho un impegno, inizierò ad essere seriamente preoccupato già dal giorno prima. E che dire delle sveglie? L'ansia di una sveglia messa alle 7 di mattina, ad esempio, mi fa svegliare alle 3-4 per controllare che ore sono e quanto manca allo start di "my december", da sempre colonna sonora delle mie sveglie.

Ieri sera ho iniziato a calcolare quanto mancasse al termine del match qualche minuto dopo l'inizio del secondo tempo. Il Leicester è avanti anche nel secondo match di Champions e 3 punti contro il Porto sarebbero fondamentali ai fini del superamento del turno. Dall'altro campo non arrivano novità ed anche quella è una buona notizia.

Slimani l'ha messa di testa. Come da anni a questa parte è ormai solito fare. Ranieri lo ha preso, tra i tanti motivi, anche per quel suo fondamentale che in Europa sta scomparendo ma che la punta algerina applica in maniera sublime. E poi oh: vuoi mettere l'intesa che può venir fuori con MVP della scorsa Premier Mahrez?

Il Leicester ha le idee chiare sul match. Accetta 90 minuti di pallino del gioco nelle mani del Porto, difendendo con due linee ordinate e compatte. Quando la palla viene intercettata le trame di gioco possibili sono soltanto due:

1) Palla a Drinkwater se gli attaccanti non hanno ancora guadagnato le fasce del fronte d'attacco dalle quali partire per un contrattacco rapido

2) Palla lunga verso Vardy che attacca la profondità oppure palla lunga ed alta per Slimani, detto la belva, il quale provvederà a spizzarla per Vardy o Mahrez.

Si ma Mahrez?

L'esterno algerino non è una bolla di sapone come molti erano pronti a scommettere. L'algerino c'è ed è il depositario della manovra ragionata. Di quella che non rientrerebbe nei piani di Ranieri ma che si rende indispensabile quando devi dar fiato alle punte oppure c'è da spezzare l'iniziativa avversaria per più di qualche sencondo.

Mahrez puoi affrontarlo ritenendo che il suo repertorio di trick sia tutto sommato abbastanza piccolo, oppure puoi temerlo e sperare che un controllo difficile (raro) o uno dei suoi trick (soventi) si stampi contro la tua gamba o finisca per litigare con il terreno del King Power Stadium.

Quando il terreno è amico e quando l'attesa diventa troppa, Mahrez ti ha già lasciato lì o ha già chiara la giocata successiva.

Rientro sul sinistro, cross diretto verso la porta, Vardy buca di testa, ma dietro c'è la belva. Slimani vola in cielo e frusta la palla. 1-0 Leicester. Il mio pugno destro scarica tonnellate di adrenalina contro il cielo.




Ora viene il bello. Ora c'è da sperare che Morgan e Huth reggano l'impatto degli avversari alla ricerca del pareggio. Per carità. Il Porto non è quanto di meglio si sia scontrato contro i centrali delle foxes negli ultimi mesi, ma tocca sperare che la frittata non accada. Che Schmeichel faccia i suoi soliti miracoli e mi raccomando: soffiare su ogni pallone.

Il Porto non è il Porto migliore. Espirito ha lasciato fuori Corona ed Herreira e solo lui sa il perchè. Il fatto è che sull'1-0 Leicester con 60' minuti di gioco già trascorsi, è il caso di intervenire e di buttare dentro i migliori uomini in rosa.

Entrano il Porto diventa messicano e la musica cambia. Cambia anche il valore delle pulsazioni del mio cuore tutte le volte che Fuchs ferma la sua corsa invece di continuare a tenere l'uomo ed il Porto è libero di crossare in mezzo. Schmeichel smanaccia e a qualche migliaio di km di distanza s'ode un "awaaaay" che forse non servirà a liberare l'area delle foxes ma serve al mio cuore per tornare a battere a livelli di pulsazioni sostenibili.

Il Porto preme e sul tiro di Corona che si stampa sul palo tocca ringraziare i polmoni di chissà quanti tifosi. Mamma mia..

Il Leicester riesce ad intercettare molti palloni sulla trequarti, nonostante quello scippatore di palloni che di cognome fa Kante quest'anno non ci sia più. Ogni volta che rientra in possesso della sfera, il Leicester lancia. E vi dirò: vedere all'80' entrambe le punte che continuano a lanciarsi in corse disperate alla ricerca del contatto col pallone, è stupendo. Quanto la vogliono sta vittoria sti ragazzi. L'occasione poi è ghiotta. Il Copenhagen sta dilangando. La rivale più importante del girone potrebbe ritrovarsi 5 punti dietro dopo 2 giornate ed una vittoria contro i danesi potrebbe significare più di una gamba agli ottavi. Ecco: son queste le cose che inevitabilmente passano nella mia testa, mentre per l'ennesima volta al Leicester sembra mancare soltanto la precisione nel lancio per le punte. Punte che ora non sono più 2. Slimani è uscito e tra coloro che gli hanno tributato la standing ovation ci sono anch'io, davanti alla tv di casa.

L'assedio è reale. Quel diamine di orologio sembra essersi piantato. 4' minuti di recupero? Ma come 4 di recupero?!? REFEREEEEEE blow the whistle. Blow that f* whistle! L'arbitro concede 30 secondi extra ma passano anche quelli. E' finita. Leicester 1 Porto 0.

RANIERI O-OOOH RANIERI O-O-O-OOOH sulle note di "Volare" è stupendo. "E andiamo e andiamo e andiamo."

6 punti. Bottino pieno in Champions. Lasciateci sognare ancora un po'. Non svegliateci. Non sarebbe giusto.

Leicester 1 Porto 0 è quello che ripeto in loop per calmarmi. E' andata anche questa. Campioni del mondo fino al prossimo match. Fino alla prossima tachicardia, fino al prossimo pallone su cui soffiare, fino al prossimo Ranieri o-ooh da poter intonare...




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lunedì 26 settembre 2016

Alla ricerca del bel giuoco

18 Luglio 1986. Per gli amanti dei colori rossoneri questa di cui vi parlo è una data importantissima. Con un numero che anticipa di 20 anni qualunque genere di studio sull'efficacia della comunicazione, Silvio Berlusconi atterra "sul Milan" all'arena civica di Milano, da nuovo presidente del Milan.

Berlusconi, parlando del "suo" nuovo Milan, pronuncia due paroline che segneranno la sua presidenza ma anche il calcio italiano. "Bel giuoco". Silvio Berlusconi vuole che il suo Milan vinca in campo possibilmente giocando bene al pallone, cosicchè ogni tifoso del Milan possa sentirsi appagato doppiamente dal risultato e dallo spettacolo visto in campo.

Il concetto di "bel giuoco" ripetuto da Silvio Berlusconi anche nelle ultimissime dichiarazioni video riguardo la compravendita del Milan, è stato ripreso in tutto il mondo, con varianti cicliche proprie delle squadre in grado di vincere regalando spettacolo. Il "tiki taka" del Barcellona ne è l'ultimo esempio.

Ma a 30 anni da quel giorno e ad 1 mese e mezzo dall'inizio dei maggiori campionati continentali, quali sono le squadre delle quali il "bel giuoco" di Silvio Berlusconi andrebbe fiero?

In Europa sono solo 2 le formazioni che mediamente hanno vinto e regalato spettacolo a livello di gioco espresso: Barcellona e Manchester City.

I blaugrana di Messi Suarez e Neymar, con quest'ultimo rientrato solo da poche settimane dal periodo estivo caratterizzato dalla partecipazione alle Olimpiadi brasiliane, supportati da un "discreto" centrocampo affollato da gente come Rakitic, Iniesta, Busquets, André Gomes etc, hanno inanellato una serie di successi roboanti che vanno dallo 0-3 rifilato al Siviglia in Supercoppa e che passano per 7-0 di Champions contro il Celtic fino all'ultimo 0-5 rifilato al Gijon. Gli unici stop di stagione sono arrivati contro l'Alaves in una stranissima sconfitta interna e contro l'Atletico Madrid del Cholo Simeone, vera bestia nera dei blaugrana, che comunque non è riuscito ad andare oltre ad un 1-1.


La squadra di Luis Enrique, nonostante non abbia modificato di molto gli schemi di gioco dei suoi predecessori e di quel Guardiola che fu capostipite del moderno tiki taka, continua ad essere un gradino sopra tutti in quanto a costruzione della manovra, passaggi andati a buon fine e gesti tecnici da applausi. Il trio là davanti aiuta, ma le reti di Rakitic Rafinha e Arda Turan, tutti a quota 2 in campionato, dimostrano come quello del Barcellona tenda sempre più ad essere un gioco corale e non la sola espressione dei 3 tenori d'attacco.

L'altra squadra del "bel giuoco" invece, è proprio la nuova compagine guidata da quel Guardiola che di tiki taka se ne intende: il Manchester City. Al termine dell'ennesima campagna acquisti faraonica quella imbastita da Pep Guardiola è una squadra votata all'attacco attraverso una fitta rete di passaggi orchestrata da almeno 6 degli 11 uomini in campo, dotati di grandissime doti tecniche. Con l'1-3 rifilato allo Swansea di Guidolin, il Manchester City è a quota 10 vittorie su 10 partite ufficiali disputate. Un percorso netto che al momento vale 4 punti di vantaggio sulla seconda in Premier e la vetta del girone di Champions.

Sebbene l'ultima vittoria contro i gallesi sia arrivata al termine di una prestazione che per soli 45' minuti è stata degna delle prestazioni passate dei citizens, la squadra di Guardiola ha dimostrato nel corso di questo mese e mezzo di impegni ufficiali, di scendere in campo per prendere il controllo del match, qualunque sia l'avversario. Una fitta rete di passaggi è la chiave che consente ai citizens di mettere un uomo davani al portiere pressochè sempre, ricordando proprio il tiki taka storico del Barcellona.



Ma si sa: gli inglesi sono gelosi della propria lingua e guai a voi se per riferirvi al gioco di Guardiola usate espressioni diverse da quella coniata qualche tempo fa dai tabloid di sua maesta: the "recital".

E in Italia?

Le 6 giornate di campionato disputatesi hanno evidenziato bellezze e lacune delle pretendenti allo Scudetto 2016-17.

La Juventus di Allegri non ha sin qui espresso un gioco degno di nota. L'ultima vittoria arrivata contro il Palermo ne è il sintomo. La Juve fatica a connettere difesa ed attacco per via di un centrocampo che al momento non è in grado di esprimere valori di gioco importanti. L'inserimento di Pjanic va avanti a rilento. Asamoah ha alternato prestazioni importanti a gravi svarioni come in occasione del gol del pareggio contro l'Inter. Lemina è un giocatore ancora tutto da scoprire e paradossalmente, con l'ultimo infortunio del ghanese, le sorti del centrocampo potrebbero ricadere su quell'Hernanes tanto bistrattato dalla tifoseria ma che sembra aver fatto pace con l'ambiente con un mix di buone prestazioni e buone dichiarazioni stampa.

Gli esterni di Allegri regalano gioie e dolori. Se da una parte il solito straripante Alex Sandro è in grado di partorire azioni importanti, dall'altra parte c'è un Dani Alves che tatticamente fatica a coprire sia la fase offensiva in modo ordinato, sia quella difensiva in qualunque modo possibile. Allegri dovrà lavorare tanto. La Juve quasi mai si è contraddistinta per "bel giuoco" ma i valori tecnici di quest'anno lasciano intendere che se dovesse essere raggiunta l'intesa tra i 3 reparti, la manovra che ne verrebbe fuori sarebbe davvero interessante e probabilmente degna di quelle due paroline..

A Napoli invece il bel giuoco non manca. Quasi mai. Nell'ultima vittoria interna contro il Chievo, formazione sempre ostica da affrontare, gli uomini di Sarri hanno messo in scena uno show. Uno show dove se si guarda al solo movimento del pallone si rischia di non apprezzare il movimento degli attori, forse ancora più bello del giropalla stesso. Gli uomini di Sarri volano, combinano tra di loro e costruiscono triangoli di passaggio i cui vertici ruotano ad ogni scambio di palla, mandando in tilt le difese avversarie. La tecnica è chiara: Sarri vuole trarre vantaggio dagli accoppiamenti in marcatura che le squadre avversarie costituiscono, ma che saltano quando il posto dell'uomo da marcare, viene preso dalla mezz'ala con la quale ha appena scambiato. Nel momento di indecisione e di scambio di marcatore, il Napoli gongola e riesce a trovare l'imbucata in grado di mettere in porta la punta, l'ala opposta o la mezz'ala che taglia verso il centro dell'area.



Quando tutto ciò accade, c'è ben poco da fare per gli avversari se non sperare che la palla termini fuori. Sarri, che spesso ha dichiarato di non puntare al bel gioco ma alla concretezza dei concetti tattici che impartisce ai suoi uomini, è l'uomo al comando dell'attuale più bella manovra del calcio italiano. Il tutto vale 1 punto in meno della Juventus al momento, ma in futuro chissà.

L'Inter di de Boer a livello di gioco in campionato, esprime il più logico dei risultati possibili quando in campo ci sono giocatori tecnicamente dotati come Icardi, Perisic, Candreva, Banega e Joao Mario. 5 uomini in grado di toccare il pallone per bene, non si vedevano tutti insieme in campo, forse dai tempi dell'Inter del triplete. Ma la manovra e l'impronta di de Boer ancora non c'è. L'Inter raggiunge i risultati per via delle individualità spiccate dei suoi uomini più importanti e fatica quando 1 o più tenori non sono in campo o sono in giornata no. 



Vero è che con gli inserimenti di Miangue ed Ansaldi, in grado di effettuare una sovrapposizione passando alle spalle del compagno (cosa non proprio scontata quando in campo ci sono Santon e Nagatomo), potrebbe dare all'Inter altri 2 uomini importanti a livello di manovra in grado di offrire sbocchi di gioco. Il cantiere è aperto, ma per adesso ad Appiano il bel giuoco è tutto fuorchè un motivo di cruccio.

La Roma di Spalletti invece è la più grande incognita del campionato italiano. I risultati non sono propriamente i migliori nè in Italia nè in Europa. La manovra offre qualche segnale ma la discontinuità regna sovrana.

La Roma è in grado di partorire trame di gioco veloci che ribaltano il fronte d'attacco in maniera chirurgica, a palle lanciate nel vuoto verso quell'oggetto indecifrabile che di cognome fa Dzeko. Il motivo di questa alternanza sta nell'assenza di riferimenti tecnici a centrocampo. Nel match contro il Torino, le palle lanciate nel vuoto da Fazio e Manolas testimoniamo più l'assenza di una linea mediana in grado di far avanzare la manovre che eventuali dettami di Spalletti. Giocare contro la Roma è "facile". Abidare a centrocampo non è una follia se serve per raddoppiare le 2 ali che fino a questo momento hanno maggiormente inciso sul gioco di Spalletti, ossia Salah e Perotti. Messe in difficoltà queste 2 fonti di pericolosità, il più è fatto e complice qualche svarione difensivo, è relativamente semplice imbastire occasioni da rete contro la Roma.

A Roma il bel giuoco lo si conosce, ma al momento...



Ed il Milan attuale ancora di Silvio Berlusconi? A casa Milan del "bel giuoco" è rimasto solo il ricordo. Il ricordo di quell'elicottero ricostruito in rete metalliche, che sulla musica della cavalcata delle valchirie, rimembra quel giorno di Luglio, quando tutto ebbe inizio...

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giovedì 22 settembre 2016

Ritratti - My Ronaldo

Stavolta non è come tutte le altre volte. Stavolta niente forma, niente stile. Stavolta parla il cuore.

Ho un ricordo vago, come tutti, dei primi anni della mia infanzia. I primi ricordi nitidi risalgono a quando avevo 5 anni. Poi è tutto un qua e la di istanti di vita. Non saprei contestualizzare i frame che conservo in memoria.

Ma c'è uno di questi frame che ricordo con un pelo di nitidà in più rispetto agli altri.

E' domenica. E io so che è domenica per il fatto che mia madre mi sta strillando da quando sono sveglio che devo spegnere la tv che ho acceso e filare in bagno a lavarmi.

La domenica di quegli anni ha un colore diverso rispetto a tutti gli altri giorni della settimana. Se c'è sole, sembra che ce ne sia di più e la luce è più forte rispetto alla normalità. Se invece il tempo è brutto ci sono solo nuvole ma niente pioggia. Perchè è domenica e la domenica non piove.

Io sono in sala seduto come sempre sul tappeto. Ci sarebbero divani e sedie ma il fresco delle mattonelle mediato dal tappeto mi piace da morire. "Toro seduto" mi chiamava mio padre. Lo ha fatto fino all'ultima volta che l'ho incontrato. Già perchè quasi sempre, anche ora, ho il vizio di sedermi con le gambe incrociate sul piano di seduta. Non ho mai realmente indagato sullo stile di seduta del vero Toro seduto. Ma questa è un'altra storia.

Sto guardando la tv dal mio posto preferito. Una di quelle mega-tv a tubo catodico tanto di moda negli anni '80, spesso acquistate come primo arredamento post-matrimonio e conservate gelosamente dagli sposini per decenni. 

TMC aka TeleMonteCarlo è praticamente il mio canale preferito della Domenica. Da quando ho scoperto il Televideo non vado più a tentativi ma a colpo sicuro. Ogni Domenica alle 10 va in onda una partita di calcio. Non saprei dirvi se in diretta o in differita ma non importa. La Domenica per me è quella cosa lì. Alzarmi, andare dritto in sala dato che non ho mai fatto colazione, e guardare quella partita.

C'è un personaggio che vedo quasi tutte le domeniche. Me ne sono innamorato. E' un fulmine. Va a destra poi sinistra poi destra e la palla sembra restargli incollata al pallone. Io non so nulla di squadre e continuerò a non sapere nulla per anni. Ma "tifo" quel giocatore lì. 

La qualità del segnale tv è quella che è. O almeno credo che sia quello il motivo delle immagini un po' sgranate che TMC mi propone. Scoprirò qualche tempo dopo che in realtà quelle cassette erano state acquistate usate da TMC e che quella partita trasmessa la domenica mattina era una sorta di highlights carriera dei più grandi giocatori dell'era contemporanea. Quello che tifo io è un giovane dalle grandi prospettive. O almeno questo suggeriscono gli elastici con i quali supera ogni singolo uomo che gli si propina davanti.

Ha fatto bene in Olanda ed il telecronista insiste su questo. Ricordo l'Olanda perchè qualche tempo dopo, TMC iniziò a trasmettere davvero le partite del campionato olandese ed i colori di quei match mi sembrano gli stessi dei fotogrammi che vi sto raccontando.

Poi però non è più mattina in tv, ma è sera. E questo giovanotto indossa una maglietta a strisce verticali blu e granata. E' il Barcellona.

Non potevo saperlo ne mai avrei potuto immaginarlo che il soggetto che avrebbe rubato la mia attenzione in quelle mattine domenicali trascorse a guardare la tv in posizione di toro seduto, con il telecomando in mano e la risposta "5 minuti e vado" sempre pronta per controbattere alle urla di mia madre, si chiamasse Ronaldo.

Oggi Ronaldo compie 40 anni. E nel giorno del suo compleanno, destino assurdo, l'Inter presenta un altro attaccante brasiliano promettente.

Chissà che da qualche parte nel mondo non ci sia un altro bambino che la Domenica la trascorrerà davanti ad una tv a guardare le gesta del nuovo attaccante dell'Inter così come io ormai 20 anni fa, guardavo quelle di Nazario da Lima.

Auguri Ronaldo. Aaaaah fly........




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